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I CARAbInIeRI Del 1945 - L’ItaLIa LIbERata
Si trattava di recuperare un potere d’ acquisto che era rimasto bloccato all’
indomani del primo conflitto mondiale e che costituiva in realtà il giusto riconosci-
mento a lungo negato per il servizio d’ istituto costantemente sottoposto a rischi.
5. La sistemazione degli ufficiali
Una questione diversa e più delicata invece toccò le modifiche che interessa-
vano i limiti di età per gli ufficiali dell’Arma. Già con il governo bonomi III si era
discusso nel corso della seduta del consiglio dei ministri dell’8 giugno 1945 l’oppor-
tunità di alzare l’età. Si susseguirono così altre due sedute (17 e 22 agosto 1945 del
governo Parri), per arrivare finalmente a quella del 25 che approvava la bozza di
decreto legislativo luogotenenziale datato poi 26 agosto 1945, n. 659.
Prima di entrare nell’analisi della norma, giova raccogliere alcune considera-
zioni che furono espresse durante la seduta del 22 agosto. All’atto della presentazio-
ne del provvedimento da parte del ministro della Guerra Stefano Jacini, alcuni
membri del governo espressero la propria posizione. Il ministro dell’Agricoltura
Fausto Gullo sottolineò come gli ufficiali da richiamare “possono ritenersi elementi
anziani preziosissimi”, emilio lussu sottolineò come “l’elevamento dei limiti di età
faccia rimanere in servizio ufficiali troppo vecchi, mentre occorrono nei quadri ele-
menti più giovani”, Pietro nenni, Vice Presidente del consiglio dei ministri consi-
derava che tale provvedimento avrebbe potuto generare “qualche malcontento nei
giovani” e che ci sarebbe potuto essere il rischio di richiamare ufficiali non adatti.
Dal suo punto di vista, il ministro per i Trasporti, Ugo la malfa chiese perché non
far partecipare ufficiali provenienti dall’esercito e sulla questione il ministro dovet-
te intervenire sottolineando che “nei gradi superiori ci vuole un addestramento spe-
ciale pei Carabinieri”; il ministro per le Finanze mauro Scoccimarro volle chiarire
che sarebbe stato necessario considerare anche “I provvedimenti di epurazione da
adottare e che vi sono forze militari che si organizzano come elementi monarchici
od ex fascisti”, evitando “la ricostituzione di forze contrarie alla democrazia”, men-
tre l’avvocato enrico molè, ministro per l’Alimentazione, propose la scelta “fra
quelli dispensati dal servizio perché contrari al regime fascista”, confermata dal
ministro della Guerra. Tra le varie risposte date alle diverse sollecitazioni, ci sembra
significativo che il ministro Jacini avesse precisato che l’applicazione della norma
sarebbe stata limitata ad un solo anno e che complessivamente, per l’Arma si preve-
deva “il collocamento a riposo di 500 ufficiali su 837”.
Alla fine il decreto fu approvato, modificando i limiti introdotti con la legge
sull’esercito , 9 maggio 1940, n. 369 (articolo 31 e tabella 1), prevedendo così che
sarebbero cessati dal servizio gli ufficiali con un’età distinta in base al grado: tenenti
48 anni, capitani 50 (in luogo degli originari 48), maggiori 53 (anziché 50), tenenti
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