Page 251 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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ReSiSTeNzA e GueRRA Di LiBeRAzioNe NeL MuSeo SToRiCo DeLL’ARMA
sebbene le intenzioni fossero proprio quelle di presentare ad un pubblico di
visitatori un’epoca molto recente della storia dell’arma, nella sua nuova veste però
il Museo non vi diede particolare risalto, almeno stando a quanto si legge nelle
descrizioni postume riportate nel Bollettino Notiziario edito dal Museo stesso, nel
1975, in cui pare che l’esposizione riferita alla Resistenza fosse piuttosto scarno.
“collocazione ex novo da intendersi non solo come disponibilità di spazio e di ade-
guatezza ai fini espositivi ma anche come ambientazione ideale e morale, ove si con-
siderino le patenti affinità tra l’opera-monumento, la donazione pubblica delle ban-
diere alle stazioni dell’arma, la partecipazione di larghe forze di quest’ultima alla
resistenza, aspetti di un unico rapporto, storicamente costante, moralmente positi-
vo, tra il carabiniere e la comunità nazionale che vive, lavora e combatte per la sua
libertà. anche se non numerosi, primeggiano nelle vetrine ricordi sacri ed eloquenti
di ufficiali, sottufficiali e carabinieri della famosa e combattiva banda Caruso, che
forte di circa tremila uomini operò in Roma e altre località del Lazio e dell’italia
centrale.
tutti i dodici martiri delle Fosse ardeatine appartenenti all’arma dei
carabinieri avevano operato nell’ambito della banda caruso, e di essa facevano
parte al momento del loro arresto.
Lo stesso generale caruso , col suo più diretto collaboratore, maresciallo
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in realtà brigadiere]angelo Joppi, entrambi viventi, nonostante le torture di via
tasso e la condanna a morte pronunziata per essi dai tedeschi, sono spiritualmente
presenti in detta sala, nella identità fisica dei loro ritratti ad olio, che sulle pareti
emergono dalla speciale collezione di analoghe opere, ventinove in tutto. ciò in
quanto il Museo provvede, pei militari dell’arma decorati di Medaglia d’oro - e
tutti quei ventinove uomini che ebbero - a dotare le proprie sale dei ritratti di essi
che se da un lato fanno storia, onorandoli in effige e conoscendone le gesta, fanno
scuola di supreme virtù, come soldati, come cittadini e come uomini. Ma riguardo
al generale Filippo caruso c’è di più: autentico cimelio la lettera a lui scritta, sotto
la data del 12 giugno 1944, a sette soli giorni dalla liberazione di Roma, dal generale
Roberto bencivenga che aveva, nel fronte della Resistenza, il comando militare e
civile della città di Roma e suo territorio in zona di guerra.
È il riconoscimento pieno, fervido, incontestabile, del potere militare italiano
della Resistenza in Roma, che si diceva anche interprete del pronto riconoscimento
delle autorità alleate, per “l’arduo, temerario ed efficace lavoro svolto (dai gruppi di
carabinieri) nel fronte della resistenza”.
4 nell’esposizione attuale una riproduzione di un bel disegno di giorgio olivetti ricorda il prezioso
contributo di questo ufficiale che, richiamato dal congedo, seppe animare gli animi di quei
carabinieri che, liberamente, decisero di animare i Fronti clandestini della Resistenza.
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