Page 189 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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di nuoVo in uniForMe. i Carabinieri di religione ebraiCa
dante le Disposizione relative al collocamento in congedo assoluto ed al trattamento
di quiescenza del personale militare delle forze Armate dello Stato di razza ebraica.
Tale ultima norma collocava in congedo assoluto a partire dal 1° gennaio
1939 tutti i dipendenti dichiarati di razza ebraica delle forze Armate, della
Guardia di finanza e della milizia. L’effettivo invio in congedo per motivi razziali
fu attuato in maniera abbastanza puntuale da parte dei reparti e dei distretti milita-
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ri, evidenziando anche fin troppa indifferenza per la sorte di un così gran numero
di validi soldati, distintisi più volte di fronte allo Stato e al regime.
Tra gli ottantuno ufficiali in servizio permanente effettivo del regio esercito
dichiarati di razza ebraica figurava anche il citato ivo Levi, che al momento del
congedo ricopriva il grado di tenente colonnello ed era stato meritevole (tra l’altro)
della croce di cavaliere dell’ordine della Corona d’italia, della medaglia di bronzo al
merito della sanità pubblica e di quattro encomi per le sue poliedriche capacità
d’istituto come principale collaboratore del governatore italo balbo a Tripoli.
Da quel momento iniziò così per tutti questi ex militari un percorso esisten-
ziale, che - se non corrispondeva ancora alla messa in discussione della propria stessa
vita - era senza dubbio già una vera e propria persecuzione, attuata attraverso l’in-
vasiva negazione di molti diritti civili e una graduale nuova ghettizzazione sociale.
nonostante ciò, molto del patriottismo espresso in passato soprattutto da chi
aveva campagne militari alle spalle non si spense. non mancheranno infatti casi in
cui congedati chiederanno in modo reiterato di essere richiamati in servizio, soprat-
tutto in occasione dell’attacco tedesco alla Polonia del settembre 1939, della dichia-
razione italiana di guerra del giugno 1940 e soprattutto in occasione della caduta del
fascismo del luglio 1943. La fine della dittatura mussoliniana ingenerò, infatti, in
molti ebrei l’idea che potesse essere ripristinati tutti i diritti civili per coloro che
nell’autunno 1938 erano stati colpiti dalle leggi razziali. Come è facile intuire, il
nuovo Governo badoglio, già profondamente condizionato dalle complesse dina-
miche di politica internazionale, non ebbe nessuna particolare premura di abolire
le norme punitive fasciste.
3. I tardivi reintegri
Si arrivò così alla dichiarazione di resa senza condizioni. Poche ore dopo la comu-
nicazione alla radio dell’armistizio con gli angloamericani, all’alba del 9 settembre
badoglio, vittorio emanuele iii e seguito non solo abbandonarono roma in balia
degli eventi, ma tra l’altro la lasciarono piena zeppa di documenti riservati e vitali,
un’inaspettata ulteriore dote per i tedeschi ormai padroni dell’urbe.
7 AuSSme, H9, b. 4, f. 7, promemoria del ministero della Guerra per mussolini del 22 aprile 1939.
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