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di nuoVo in uniForMe. i Carabinieri di religione ebraiCa




               dante le Disposizione relative al collocamento in congedo assoluto ed al trattamento
               di quiescenza del personale militare delle forze Armate dello Stato di razza ebraica.
                    Tale ultima norma collocava in congedo assoluto a partire dal 1° gennaio
               1939 tutti  i dipendenti dichiarati di  razza  ebraica delle forze Armate, della
               Guardia di finanza e della milizia. L’effettivo invio in congedo per motivi razziali
               fu attuato in maniera abbastanza puntuale da parte dei reparti e dei distretti milita-
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               ri,  evidenziando anche fin troppa indifferenza per la sorte di un così gran numero
               di validi soldati, distintisi più volte di fronte allo Stato e al regime.
                    Tra gli ottantuno ufficiali in servizio permanente effettivo del regio esercito
               dichiarati di razza ebraica figurava anche il citato ivo Levi, che al momento del
               congedo ricopriva il grado di tenente colonnello ed era stato meritevole (tra l’altro)
               della croce di cavaliere dell’ordine della Corona d’italia, della medaglia di bronzo al
               merito della sanità pubblica e di quattro encomi per le sue poliedriche capacità
               d’istituto come principale collaboratore del governatore italo balbo a Tripoli.
                    Da quel momento iniziò così per tutti questi ex militari un percorso esisten-
               ziale, che - se non corrispondeva ancora alla messa in discussione della propria stessa
               vita - era senza dubbio già una vera e propria persecuzione, attuata attraverso l’in-
               vasiva negazione di molti diritti civili e una graduale nuova ghettizzazione sociale.
                    nonostante ciò, molto del patriottismo espresso in passato soprattutto da chi
               aveva campagne militari alle spalle non si spense. non mancheranno infatti casi in
               cui congedati chiederanno in modo reiterato di essere richiamati in servizio, soprat-
               tutto in occasione dell’attacco tedesco alla Polonia del settembre 1939, della dichia-
               razione italiana di guerra del giugno 1940 e soprattutto in occasione della caduta del
               fascismo del luglio 1943. La fine della dittatura mussoliniana ingenerò, infatti, in
               molti ebrei l’idea che potesse essere ripristinati tutti i diritti civili per coloro che
               nell’autunno 1938 erano stati colpiti dalle leggi razziali. Come è facile intuire, il
               nuovo Governo badoglio, già profondamente condizionato dalle complesse dina-
               miche di politica internazionale, non ebbe nessuna particolare premura di abolire
               le norme punitive fasciste.

               3.  I tardivi reintegri
                    Si arrivò così alla dichiarazione di resa senza condizioni. Poche ore dopo la comu-
               nicazione alla  radio dell’armistizio con gli angloamericani, all’alba del 9 settembre
               badoglio, vittorio emanuele iii e seguito non solo abbandonarono roma in balia
               degli eventi, ma tra l’altro la lasciarono piena zeppa di documenti riservati e vitali,
               un’inaspettata ulteriore dote per i tedeschi ormai padroni dell’urbe.


               7  AuSSme, H9, b. 4, f. 7, promemoria del ministero della Guerra per mussolini del 22 aprile 1939.

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