Page 186 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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i CArAbinieri DeL 1945 - l’iTalia liberaTa




             dei cittadini ebrei, a cui prima di allora era stata negata una partecipazione attiva
             ai destini patriottici delle istituzioni politiche di residenza.
                  Pertanto, durante le guerre d’indipendenza e per tutto il periodo successivo
             all’unificazione del Paese, la componente israelitica ebbe a partecipare in pace e in
             guerra alle diverse vicende militari dell’italia. in questo percorso patriottico, l’espe-
             rienza della Grande Guerra  fu assai caratterizzante per la componente  ebraica,
             potendo  rintracciare circa 5.500  elementi (lo 0,1% della popolazione generale)
             appartenenti alle forze Armate durante tutto il corso del conflitto, ma con un
             numero di circa mille militari decorati, più che rappresentativo del grande apporto
             in termini qualitativi allo sforzo bellico della nazione .
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                  nonostante i compiti prevalentemente d’istituto, anche i reali Carabinieri
             confermarono la loro esclusiva partecipazione alle attività belliche, dando anche ai
             militari israeliti l’occasione di ben figurare. molto rappresentativo della silenziosa
             opera dell’Arma in guerra fu per esempio il caso del maggiore benvenuto Lattes, la
             cui motivazione di una medaglia di bronzo concessagli nel 1916 è particolarmente
             indicativa: di notte, con sereno ardimento e grande energia, ristabiliva, con l’aiuto
             di pochi militi, l’ordine di un reparto che, nell’assenza di ufficiali e graduati, aveva
             dato prova di indisciplina.
                  Da citare poi il caso del tenente ivo Levi - arruolato nel 1913 quale allievo uffi-
             ciale di fanteria e poi subalterno degli alpini nel periodo 1915-1916 - che nel penulti-
             mo anno di guerra venne fatto transitare nell’Arma dei Carabinieri. egli espletò così
             il comando delle tenenze di forlì  e di udine, per  essere dopo l’arretramento
             dall’isonzo al Piave nominato comandante della 103 sezione carabinieri, mobilitata
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             presso la 3ᵃ armata. nell’agosto 1918 venne poi destinato a napoli, a disposizione
             della locale Legione, prima di essere un mese dopo di nuovo mobilitato con il 250°
             plotone presso la 10ᵃ divisione di fanteria. il quadriennio di mobilitazione, oltre alle
             onorificenze commemorative del conflitto, gli fruttò anche una croce al merito di
             guerra. Promosso capitano l’anno successivo proseguì infine la sua brillante carriera
             con prestigiosi incarichi di comando, ritrovandolo a tempo debito in servizio in Libia.
                  Tornando invece alla storia generale, chiusa l’esperienza della Grande Guerra,
             la situazione imperturbabile tra ebrei e Stato italiano non venne a modificarsi nep-
             pure con l’avvento e l’ascesa del fascismo. La fedeltà dei militari - e quindi anche di
             quelli di religione israelitica - alle istituzioni monarchiche comportò una condizio-
             ne di adesione al nuovo ordine statale, senza che vi potessero essere evidenti e vicen-
             devoli recriminazioni né da parte del regime né degli italiani ebrei sull’andamento
             della politica interna dello Stato fascista.

             1  Paolo orsucci Granata, Moisè va alla guerra. rabbini militari, soldati ebrei e comunità israelitiche
               nel primo conflitto mondiale, belforte, Livorno, 2017.
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