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aRteMiSia 3.0. La condizione deLLa donna nei SecoLi




             in  forme  ampiamente  discriminatorie :  la moglie  fedifraga,  infatti,  era punita
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             anche solo per un singolo episodio di adulterio; il marito, invece, poteva tranquil-
             lamente tradire la moglie, purché avesse l’accortezza di non tenere la sua “concu-
             bina nella casa coniugale, o notoriamente altrove” .
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                  La repressione della sessualità della donna era una questione di onorabilità
             della famiglia e spettava al maschio di famiglia difenderla, anche con l’omicidio.
             il delitto d’onore era infatti tutelato prevedendo pene irrisorie per chi uccidesse la
             moglie, la Hglia o la sorella per riscattare il buon nome suo e della famiglia .
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                  La politica fascista assunse verso le donne un duplice atteggiamento: da una
             parte  ne  accentuò  la  ghettizzazione,  dall’altra le  invitò  alla partecipazione per
             conquistarne il consenso. il regime rilanciò quindi le ideologie arcaiche e rurali
             della madre, della massaia e dell’infermiera, in particolare enfatizzando il ruolo
             della famiglia, per il cui sostegno fu creata l’opera nazionale per la protezione
             della maternità e dell’infanzia. La propaganda fascista mutò tuttavia l’immagine
             della donna-madre, presentata come energica e dinamica creatrice di Hgli-soldati.
                  all’esaltazione della famiglia, funzionale alla politica demograHca del regi-
             me,  ma  anche  alla  sua  visione  gerarchica  e  anti-individualista  della società,  si
             a ancò una concezione fortemente regressiva del ruolo della donna.
                  il ruolo che il fascismo assegnava alla donna è espresso anche in un articolo
             di donna Lilla comparso nel novembre del 1939 sul n. 11 della rivista Cordelia:
             La donna che piace di più, la donna che vuole il Fascismo, […] non eserciti nel
             campo maschile vani diritti […] ma, racchiusa nella sua squisita femminilità,
             tenda fiera e risoluta al grande scopo per cui è nata: essere la compagna e il conforto
             dell’uomo, essere la madre nobile e forte per gli uomini di domani.
                  L’emanazione  del  nuovo  codice  civile,  avvenuta  nel  1942,  rispecchiava
             l’idea di famiglia fatta propria dal regime fascista: venne introdotta una serie di
             limitazioni per le donne, in particolare nell’ambito del matrimonio, sancendo la
             potestà maritale del marito  e il ruolo subordinato della donna.
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                  È inoltre da ricordare che a anco a questa immagine della donna fascista,
             devota  e  accudente si  a ancava poi  quella  della  prostituta,  pagata per  essere
             altrettanto accudente e servile nei confronti dei bisogni dell’uomo.



             26  cfr. f. Mantovani, Diritto penale. Parte generale, X ed., Milano, 2017, p. L s.
             27  cfr. f. Mantovani, Diritto penale. Parte generale, X ed., Milano, 2017, p. L s.
             28  https://www.micromega.net/fascismo-donne/.
             29  art. 144 c.c. (Potestà maritale). il marito è il capo della famiglia; la moglie segue la condizione civi-
               le di lui, ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli crede opportuno
               di Hssare la sua residenza.

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