Page 96 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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aRteMiSia 3.0. La condizione deLLa donna nei SecoLi
in forme ampiamente discriminatorie : la moglie fedifraga, infatti, era punita
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anche solo per un singolo episodio di adulterio; il marito, invece, poteva tranquil-
lamente tradire la moglie, purché avesse l’accortezza di non tenere la sua “concu-
bina nella casa coniugale, o notoriamente altrove” .
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La repressione della sessualità della donna era una questione di onorabilità
della famiglia e spettava al maschio di famiglia difenderla, anche con l’omicidio.
il delitto d’onore era infatti tutelato prevedendo pene irrisorie per chi uccidesse la
moglie, la Hglia o la sorella per riscattare il buon nome suo e della famiglia .
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La politica fascista assunse verso le donne un duplice atteggiamento: da una
parte ne accentuò la ghettizzazione, dall’altra le invitò alla partecipazione per
conquistarne il consenso. il regime rilanciò quindi le ideologie arcaiche e rurali
della madre, della massaia e dell’infermiera, in particolare enfatizzando il ruolo
della famiglia, per il cui sostegno fu creata l’opera nazionale per la protezione
della maternità e dell’infanzia. La propaganda fascista mutò tuttavia l’immagine
della donna-madre, presentata come energica e dinamica creatrice di Hgli-soldati.
all’esaltazione della famiglia, funzionale alla politica demograHca del regi-
me, ma anche alla sua visione gerarchica e anti-individualista della società, si
a ancò una concezione fortemente regressiva del ruolo della donna.
il ruolo che il fascismo assegnava alla donna è espresso anche in un articolo
di donna Lilla comparso nel novembre del 1939 sul n. 11 della rivista Cordelia:
La donna che piace di più, la donna che vuole il Fascismo, […] non eserciti nel
campo maschile vani diritti […] ma, racchiusa nella sua squisita femminilità,
tenda fiera e risoluta al grande scopo per cui è nata: essere la compagna e il conforto
dell’uomo, essere la madre nobile e forte per gli uomini di domani.
L’emanazione del nuovo codice civile, avvenuta nel 1942, rispecchiava
l’idea di famiglia fatta propria dal regime fascista: venne introdotta una serie di
limitazioni per le donne, in particolare nell’ambito del matrimonio, sancendo la
potestà maritale del marito e il ruolo subordinato della donna.
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È inoltre da ricordare che a anco a questa immagine della donna fascista,
devota e accudente si a ancava poi quella della prostituta, pagata per essere
altrettanto accudente e servile nei confronti dei bisogni dell’uomo.
26 cfr. f. Mantovani, Diritto penale. Parte generale, X ed., Milano, 2017, p. L s.
27 cfr. f. Mantovani, Diritto penale. Parte generale, X ed., Milano, 2017, p. L s.
28 https://www.micromega.net/fascismo-donne/.
29 art. 144 c.c. (Potestà maritale). il marito è il capo della famiglia; la moglie segue la condizione civi-
le di lui, ne assume il cognome ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli crede opportuno
di Hssare la sua residenza.
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