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LE pECuLIARITà dELLA LEGIsLAzIonE ITALIAnA In MATERIA dI pRoTEzIonE dEI LAvoRAToRI
E dELLA popoLAzIonE dALLE EsposIzIonI AI CAMpI ELETTRoMAGnETICI
Gli ef etti sensoriali sono ef etti transitori che, pur non essendo pericolosi per
la salute, possono alterare temporaneamente le funzioni cognitive o neuromusco-
lari; ciononostante, se non gestiti in modo appropriato, essi possono compromet-
tere la capacità di agire in modo sicuro e cagionare lesioni infortunistiche; pertanto,
gli ef etti sensoriali costituiscono un fattore di rischio per la sicurezza.
Gli ef etti biof sici acuti derivanti dall’interazione diretta del campo elettro-
magnetico con il corpo umano sono di due tipi: gli ef etti non termici di stimola-
zione dei nervi e dei muscoli periferici o degli organi sensoriali, indotti dai campi a
bassa frequenza, f no a 10 MHz, e gli ef etti termici, ossia il riscaldamento dei tessuti
dovuto all’assorbimento di energia nei tessuti corporei indotto dai campi ad alta
frequenza, a partire da 100 kHz. Nell’intervallo di frequenze comprese tra 100 kHz
e 10 MHz sono presenti sia gli ef etti di stimolazione sia gli ef etti termici; oltre 1
MHz diventano predominati gli ef etti termici, che sono gli unici a sussistere alle
frequenze superiori a 10 MHz. Gli ef etti indiretti sono le scariche elettriche o le
correnti di contatto causate dal contatto di un soggetto con oggetti conduttori, l’in-
terferenza con dispositivi medici ed elementi metallici impiantati o indossati sul
corpo, la proiezione e attrazione di oggetti ferromagnetici in campi magnetici stati-
ci, nonché l’innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori) e di incendi o esplo-
sioni a causa di scintille causate da campi indotti, correnti di contatto o scariche
elettriche [1-3].
L’ef etto biologico rilevante al più basso livello di esposizione, ma al di sotto
della soglia di insorgenza del danno, rappresenta il criterio scientif co per def nire
i limiti di esposizione per la protezione dagli ef etti acuti accertati. A tale riguardo,
l’ICNIRP ha adottato un approccio conservativo per def nire i valori limite per
l’esposizione, applicando fattori di riduzione rispetto ai valori di soglia risultanti,
al f ne di garantire che i limiti rimangano protettivi anche se superati entro un
certo margine. I fattori di riduzione tengono conto della variabilità biologica della
popolazione, dei fattori ambientali, dell’incertezza dosimetrica associata alla deri-
vazione dei valori di esposizione e, più in generale, rappresentano una misura con-
servativa.
I limiti protezionistici per l’esposizione ai CEM dif eriscono tra i lavoratori
esposti per ragioni professionali e la popolazione generale. Nello specif co, i lavora-
tori esposti per ragioni professionali sono individui adulti, esposti in condizioni
controllate in relazione alle mansioni svolte, formati e consapevoli dei rischi che
possono derivare dall’esposizione ai CEM sul luogo di lavoro - ad esempio, a causa
degli ef etti sensoriali e degli ef etti indiretti che possono verif carsi in determinate
condizioni di esposizione professionale - e per cui sono state adottate adeguate
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