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DifESA E NUovE SfiDE




             considerare il più penetrante dei risultati che un’azione di guerra cognitiva possa
             prefiggersi.
                  Questo perché un’influenza così incisiva, suscitando atteggiamenti che non
             integrano ancora reati o violazioni della disciplina militare, magari anche per caren-
             za  di  elemento  soggettivo  da  parte  dei  destinatari  dell’azione,  può  comunque
             costruire un sostrato di scetticismo, disaffezione e denigrazione sull’operato dei
             livelli superiori, ben propedeutico al disfattismo in senso lato, minando la struttura
             preposta al primario dovere di Difesa della Patria.
                  Un’intelligenza  con  il  nemico  ed  un  tradimento  dapprima  solo  di  ordine
             “morale”, magari finanche carenti di pienezza in termini di coscienza e volontà, per-
             ché fondati su valutazioni, giudizi e atteggiamenti che, espressi in modo continente
             e non eccedente rispetto ai limiti imposti dal Codice Penale Militare, dal Codice e
             dal Testo Unico dell’ordinamento Militare, possono però comunque contribuire
             a creare un’invisibile “quinta colonna” nelle forze Armate.
                  Una postura idonea ad erodere il vitale principio di coesione a cui si deve
             informare il mondo militare e di conseguenza la sua efficienza, di cui il fattore
             morale è parte rilevantissima e finanche precondizione, a prescindere dal dominio
             in  cui  esso  dovrà  dispiegare  l’azione;  un’impostazione  mentale  che  aprirebbe  il
             campo a comportamenti ispirati all’intenzionale volontà di contestare i vertici mili-
             tari e politici di cui non si condivide l’azione di indirizzo, con un atteggiamento che
             nei propositi potrebbe finanche essere avvertito come più autenticamente patriot-
             tico rispetto a quello dei “capi” in senso lato, magari semplicemente suscitato dal-
             l’attrazione culturale per modelli di Stato e Governo caratterizzati da altri valori, ma
             che potrebbe poi spingersi ad aprire una breccia a sostegno di chi è ispirato dal dolo-
             so intendimento di favorire una potenza straniera o uno schieramento in competi-
             zione con la nazione.
                  Si potrebbe quindi parlare preliminarmente di dinamiche di “tradimento ideo-
             logico”, una tipologia ben più perniciosa di quanto possa esserlo quella del tradi-
             mento utilitaristico e mosso dal solo proposito di ottenere indebiti vantaggi, econo-
             mici o meno.
                  Quello militare è uno strumento chiamato ad assolvere ai suoi compiti in tutte
             le sue capacità multidominio descritte, che sono accomunate tutte dall’imprescindi-
             bile necessità di una salda e sincera deontologia e di un cristallino patriottismo. ogni
             militare, infatti, è tenuto innanzitutto a credere nella propria missione e lo deve fare,
             per la funzione che assolve, con un livello di intensità che ha pochi corrispettivi in un
             ordinamento giuridico, mostrandosi imparziale, inattaccabile e sempre pienamente
             in linea con i valori del paese e della compagine cui appartiene.


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