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PRotEzIonE dEllA CoMunItà E dEllA CoMPAGInE MIlItARE dAllA GuERRA CoGnItIvA
e virtuale con finalità ultronee e manipolative rispetto a quelle apparenti, affinando
soft skill di natura comunicativa anche di tipo intuitivo, il cui conseguimento sarà
parte integrante di adeguati standard di addestramento militare cui aspirare, anche
nella prospettiva dello sviluppo di un Cognitive Warfare Concept in ambito
NATo. Nel valutare l’esperienza della pandemia e ancor più il conflitto russo-
ucraino - anche nelle loro percezioni a livello nazionale - eventi che hanno fatto
emergere in modo più marcato i rischi di un condizionamento delle opinioni pub-
bliche su tematiche ad ampio spettro, grazie a massicce ed orientate campagne di
comunicazione (rispettivamente negazionismo della pandemia e teorie no vax per il
CovId-19 e accuse di nazismo alla dirigenza politica ucraina per il conflitto russo-
ucraino), il documento sottolinea anche l’innegabile effetto positivo che tali eventi
hanno corrispettivamente suscitato nella parte culturalmente più attrezzata delle
opinioni pubbliche.Esse sono infatti ora maggiormente consapevoli della natura
del fenomeno e stimolate a riconoscere nella dimensione cognitiva una minaccia
che si dilata ben oltre la propaganda e la disinformazione on-line.
il documento estende poi l’analisi all’inquietante e al contempo affascinante
ambito della cosiddetta militarizzazione delle neuroscienze. Con tale termine si
indica un complesso di tecniche che, attraverso progetti brain che muovono dalla
consapevolezza che la nostra parte cosciente è responsabile solo del 5-10% del pro-
cesso decisionale e all’incirca del 5% dell’interpretazione delle informazioni sense-
making e memoria, si rivolgono al resto dei processi di elaborazione del pensiero
declinati attraverso l’inconscio. Quest’ultimo diviene target di azioni ostili di con-
dizionamento indirizzate ai bias, (distorsioni di fatti e avvenimenti per effetto di
scorciatoie euristiche con deviazioni dal processo razionale che ci spingono a ricrea-
re una visione soggettiva della realtà anche per risparmiare energia).
La padronanza di queste dinamiche può estendersi anche per perseguire lo
strategico fine di produrre il cosiddetto disimpegno morale selettivo, inteso come “il
risultato di un insieme di meccanismi psicologici, di relazioni personali, comunica-
zione di massa e categorizzazioni che inducono a commettere, tollerare o fiancheg-
giare comportamenti moralmente condannabili, disattivando temporaneamente o
selettivamente funzioni cognitive-emotive del sistema di autoregolazione mora-
le” . Un effetto che evoca anche quanto si è prodotto in certa opinione pubblica
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palestinese e mediorientale in senso lato a seguito della diffusione di immagini e fil-
mati di uccisioni, mutilazioni, violenze sessuali e sequestri di persona ad opera dei
terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023.
27 Sul concetto di disimpegno morale si veda disimpegno morale. Come facciamo del male continuan-
do a vivere bene di Albert Bandura, edizioni Erickson, 2017.
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