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StUDI MILItArI
Proprio il tema del potere assoluto, ammantato di sacralità del magistrato a
cui è af data la direzione della guerra, costituisce il nucleo dell’accusa mossa dal dit-
tatore Cursore contro Quinto Fabio . Nel 325 a.C. Quinto Fabio vinse una batta-
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glia contro i Sanniti senza rispettare gli ordini emanati dal dittatore Lucio Papirio
Cursore, assente per ricevere gli auspicia. In questo episodio i riti religiosi si erano
dimostrati ambigui e, pertanto, il dittatore aveva stabilito di non attaccare; Quinto
Fabio, invece, ingaggiò battaglia con il nemico, sbaragliandolo. Venuto a sapere
della trasgressione, il dittatore disse che a perdere non erano state tanto le truppe
sannite quanto la disciplina militare e la stessa autorità del comandante, qualora tale
af ronto, ossia il non aver sottostato agli ordini ricevuti, fosse rimasto impunito:
pertanto Cursore condannò a morte l’uf ciale. L’accusa di Cursore si fondava sulla
trasgressione del suo imperium che derivava dalla stessa volontà degli dèi, acquisita
tramite gli auspicia. La disobbedienza riguardava, quindi, sia la disciplina militare
sia l’ambito sacrale: i due pilastri su cui si fondava l’imperium del comandante.
Dapprima l’assemblea dell’esercito, poi il Senato e, inf ne, l’assemblea del popolo e
i tribuni cercarono di intercedere af nché si evitasse al vittorioso magister equi-
tuum la pena di morte, data l’assenza del diritto di provocatio per i legionari. Viste le
preghiere di tutto il popolo, l’unica sentenza pronunciabile, allora, fu di condanna-
re a morte Quinto Fabio per il suo comportamento così da ristabilire l’autorità del
comandante e la disciplina, concedendogli però la grazia. La sacralità del potere dei
magistrati, nonché la sostanziale identità tra cittadino e soldato, faceva sì che non
fosse sentita l’esigenza di una raccolta sistematica di norme disciplinari: la disciplina
era infatti tramandata oralmente all’interno dei castra, come attesta lo storico Livio.
Nell’ipotizzare una guerra condotta da Alessandro Magno contro roma, lo storico
mette a confronto la grandezza e il genio militare del condottiero macedone con i
generali romani a lui contemporanei, dei quali specif ca che conoscevano la disci-
plina, divenuta poi una scienza, poiché trasmessa di generazione in generazione .
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tuttalpiù, come nell’opera di Catone il Censore, la produzione letteraria si concen-
trava sull’arte militare, intesa come combattimento e organizzazione e disposizione
delle legioni, sugli armamenti e sugli schieramenti.
3. La rottura del binomio cittadino-soldato
La struttura dell’esercito repubblicano, composto da soli cittadini romani che
venivano reclutati in base al censo e alla tribù di appartenenza, subì una profonda
trasformazione all’inizio del I secolo a.C.
5 Livio, ab Urbe Condita, 8.30-35.
6 Livio, ab Urbe Condita, 9.17.
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