Page 184 - Rassegna 2025-3
P. 184

StUDI MILItArI




                  Proprio il tema del potere assoluto, ammantato di sacralità del magistrato a
             cui è af  data la direzione della guerra, costituisce il nucleo dell’accusa mossa dal dit-
             tatore Cursore contro Quinto Fabio . Nel 325 a.C. Quinto Fabio vinse una batta-
                                              5
             glia contro i Sanniti senza rispettare gli ordini emanati dal dittatore Lucio Papirio
             Cursore, assente per ricevere gli auspicia. In questo episodio i riti religiosi si erano
             dimostrati ambigui e, pertanto, il dittatore aveva stabilito di non attaccare; Quinto
             Fabio, invece, ingaggiò battaglia con il nemico, sbaragliandolo. Venuto a sapere
             della trasgressione, il dittatore disse che a perdere non erano state tanto le truppe
             sannite quanto la disciplina militare e la stessa autorità del comandante, qualora tale
             af ronto, ossia il non aver sottostato agli ordini ricevuti, fosse rimasto impunito:
             pertanto Cursore condannò a morte l’uf  ciale. L’accusa di Cursore si fondava sulla
             trasgressione del suo imperium che derivava dalla stessa volontà degli dèi, acquisita
             tramite gli auspicia. La disobbedienza riguardava, quindi, sia la disciplina militare
             sia l’ambito sacrale: i due pilastri su cui si fondava l’imperium del comandante.
             Dapprima l’assemblea dell’esercito, poi il Senato e, inf ne, l’assemblea del popolo e
             i tribuni cercarono di intercedere af  nché si evitasse al vittorioso magister equi-
             tuum la pena di morte, data l’assenza del diritto di provocatio per i legionari. Viste le
             preghiere di tutto il popolo, l’unica sentenza pronunciabile, allora, fu di condanna-
             re a morte Quinto Fabio per il suo comportamento così da ristabilire l’autorità del
             comandante e la disciplina, concedendogli però la grazia. La sacralità del potere dei
             magistrati, nonché la sostanziale identità tra cittadino e soldato, faceva sì che non
             fosse sentita l’esigenza di una raccolta sistematica di norme disciplinari: la disciplina
             era infatti tramandata oralmente all’interno dei castra, come attesta lo storico Livio.
             Nell’ipotizzare una guerra condotta da Alessandro Magno contro roma, lo storico
             mette a confronto la grandezza e il genio militare del condottiero macedone con i
             generali romani a lui contemporanei, dei quali specif ca che conoscevano la disci-
             plina, divenuta poi una scienza, poiché trasmessa di generazione in generazione .
                                                                                       6
             tuttalpiù, come nell’opera di Catone il Censore, la produzione letteraria si concen-
             trava sull’arte militare, intesa come combattimento e organizzazione e disposizione
             delle legioni, sugli armamenti e sugli schieramenti.

             3.  La rottura del binomio cittadino-soldato
                  La struttura dell’esercito repubblicano, composto da soli cittadini romani che
             venivano reclutati in base al censo e alla tribù di appartenenza, subì una profonda
             trasformazione all’inizio del I secolo a.C.



             5  Livio, ab Urbe Condita, 8.30-35.
             6  Livio, ab Urbe Condita, 9.17.

             182
   179   180   181   182   183   184   185   186   187   188   189