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ANALIsI e coNfroNTo deLLe LeggI ANTITerrorIsmo IN gIordANIA, IsrAeLe ed ITALIA




                    Sistematicamente, gli arrestati ed i detenuti del GID (a fini investigativi) e gli
               attivisti vengono portati davanti al CSD per accuse che rientrano nella legge anti-
               terrorismo, in particolare per aver disturbato l’ordine pubblico o le relazioni con un
               Paese straniero, e condannati a pene detentive. Amjad Qourshah, professore di reli-
               gione comparata e famoso presentatore televisivo e radiofonico, è stato convocato
               dal GID il 13 giugno 2016. È stato interrogato in merito a un video del 2014 in cui
               criticava la partecipazione della Giordania alla coalizione internazionale contro lo
               Stato Islamico, che considerava parte dell’agenda degli Stati Uniti, costringendo gli
               Stati arabi a combattere una guerra non loro. Il procuratore del CSS ha quindi
               emesso un mandato d’arresto per Qourshah per disturbo delle relazioni con uno
               stato estero. È stato quindi trasferito nella prigione di Jweida ad Amman, dove è
               stato detenuto, senza mai essere ufficialmente accusato, fino al 6 settembre 2016,
               quando il CSD ha accettato la richiesta di rilascio condizionale del suo avvocato a
               seguito di una campagna mediatica e delle pressioni esercitate dalle organizzazioni
               per i diritti umani. Inoltre, il CSD ha competenza anche su alcuni reati di terrori-
               smo definiti all’interno del codice penale, tra cui l’articolo 149, che criminalizza gli
               atti che incoraggiano la contestazione del sistema politico o mirano a cambiare la
               struttura fondamentale della società, e li punisce con la reclusione. Questa disposi-
               zione è stata utilizzata per la prima volta nel 2011 contro insegnanti che protestava-
               no vicino al palazzo del primo ministro, chiedendo l’istituzione di un sindacato
               degli insegnanti. Il provvedimento ha portato all’incriminazione di numerosi atti-
               visti. E in base a tali disposizioni che Eyad Qunaibi è stato detenuto per un anno
               per incitamento contro il regime politico.
                    II 10 giugno 2015, il dottor Qunaibi ha pubblicato su Facebook un articolo
               che criticava, tra le altre cose, i legami della Giordania con Israele. Cinque giorni
               dopo, è stato arrestato dal GID dopo essere stato convocato ed interrogato riguardo
               alle sue pubblicazioni sui social media. Solo quasi due mesi dopo è stato accusato
               dal procuratore del CSD di minare il regime politico del regno o di incitamento con-
               tro di esso. Durante l’udienza, il pubblico ministero ha presentato come unica prova
               i riferimenti a speci<che sezioni del suo articolo, che dimostravano indiscutibil-
               mente che era stato perseguito solo per aver esercitato il suo diritto fondamentale
               alla libertà di espressione.
                    Questi, e tanti altri, sono esempi eclatanti che lasciano intendere che l’opinio-
               ne pubblica giordana, per sua natura nata divisa e frammentaria, non accetta di
               buon  grado  il  “securitarismo”  della  Corona.  È  ancora  opportuno  continuare  a
               mantenere il controllo (in qualche modo e ad ogni costo) sulla popolazione o, forse,
               bisognerebbe concedere una ventata d’aria di libertà ai giordani? Questo è il dilem-
               ma che affligge l’entourage del re e il sovrano stesso.

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