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OSSERvATORIO INTERNAzIONAlE




             del  periodo  denominato  in  Giordania  “settembre  nero”  che  a&erisce  in  realtà
             anche all’associazione denominata allo stesso modo . Questa “epoca degli spiace-
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             voli eventi”  segnò in maniera de<nitiva la futura scon<tta della causa palestinese.
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             Il supporto dell’egiziano Nasser al giovane Arafat , le migliaia di sommosse che
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             avevano coinvolto le forze giordane a causa delle turbolenze palestinesi, la necessi-
             tà del Regno Hascemita di avere stabilità e sicurezza al suo interno e con l’ingom-
             brante vicino israeliano fecero così che l’apparato di sicurezza giordano venisse
             seriamente rivisto e profondamente riadattato alle mutate esigenze sociali e geopo-
             litiche. Come ogni Stato moderno che si rispetti, è cruciale, al <ne di garantire
             un’e&ettiva tutela dei cittadini, a dare il delicato compito dell’antiterrorismo ai
             Servizi Segreti.
                  la dinastia giordana ha da subito a dato il comparto della sicurezza, interna
             ed esterna, ai “mukhabarat” . Di&erentemente dalla narrativa nostrana che spesso
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             ha messo, a <ni meramente speculativi, in dubbio l’e cienza e la lealtà degli appa-
             rati di sicurezza italiani, lì, ad Amman e provincia, il rispetto verso tali reparti assur-
             ge a timore reverenziale. Tramite i Servizi Segreti il re ascolta la popolazione, ne per-
             cepisce <brillazioni e timori, malcontenti e disagi, esercitando un enorme potere di
             controllo dell’opinione pubblica.
                  Se a&ermiamo che lo Stato di Israele è la prima democrazia del medio-oriente,
             siamo pronti anche sostenere che appena dopo di essa, vi si trovi la democrazia gior-
             dana. Senza ombra di dubbio ci sono le dovute di&erenze che, però, si assottigliano
             proprio nel momento in cui si analizzano le giurisprudenze preventive di entrambi
             i Paesi. In e&etti, nel confronto tripartito di questa trattazione, l’unica legislazione
             preventiva che sembra uscirne intonsa (o comunque senza troppe macchie) dal
             confronto è proprio quella italiana. Che la motivazione sia per meriti del legislatore,
             per la di&erente storia del Belpaese, per l’ubicazione geogra<ca o per merito dei
             politici, è evidente che l’Italia sia prima nella classi<ca dei tre Paesi.
                  Quanto alla Giordania, diverse sono state le critiche mosse sia dal mondo geo-
             politico  che  delle  organizzazioni  internazionali  in  varie  direzioni.  Dalla  politica
             troppo “aperta” all’asse USA-Israele tanto da farla passare come Stato fantoccio a
             Paese che non rispetta i diritti umani, il re Abd Allah II ha dovuto fronteggiare non
             poche critiche.


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             30  Guglielmo lozio, cenni su Neocolonialismo, Islam, Terrorismi.
             31  Claudio Brillanti, Nasser e il conflitto arabo-israeliano, Africa (2009): 70-103.
             32  Quintan Wiktorowicz, civil society as social control: state power in Jordan, in comparative politics
               (2000): 43-61.

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