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OSSeRvAtORIO INteRNAzIONALe
Molte delle donne coinvolte nella jihad non hanno precedenti penali, non
provengono da contesti violenti, e non mostrano inizialmente atteggiamenti
aggressivi. Si tratta spesso di giovani che vivono in una situazione di disintegrazione
identitaria, emarginazione o fragilità af ettiva. Il desiderio di riconoscimento e l’esi-
genza di costruire un’identità forte e coesa le portano a entrare in contatto con reti
jihadiste che of rono una narrazione totalizzante, capace di rispondere alle loro
incertezze esistenziali e vulnerabilità .
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Le fasi di questa radicalizzazione sono state oggetto di studio a varie latitudini
e con dif erenti intenzioni. Il modello proposto dal NYPD nel rapporto
Radicalization in the West del 2007 , identif ca quattro stadi: pre-radicalizzazione,
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identif cazione, indottrinamento e azione violenta. In una prima fase, le donne spe-
rimentano un vuoto di senso, che le rende vulnerabili all’inf uenza di ideologie forti
e polarizzanti. Successivamente, avviene una ristrutturazione dell’identità, che si
sviluppa anche attraverso l’adesione a simboli esteriori (velo integrale, distacco da
ambienti laici, isolamento relazionale) e a nuove reti sociali, spesso virtuali. Questo
modello, teorizzato da Silber e Bhatt , risulta estremamente utile, in ambito di
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intelligence, per individuare segnali comportamentali precoci, ma mostra dei limiti
signif cativi nell’applicazione al genere femminile, poiché non tiene conto delle
dinamiche af ettive, simboliche e relazionali spesso centrali nella radicalizzazione
delle donne .
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Parallelamente, il modello D.R.I.A. elaborato dal sociologo Luigi Orsini - seb-
bene non sempre applicato in chiave di genere - risulta particolarmente utile per leg-
gere il percorso delle donne radicalizzate.
8 France 24, (2018, April 9), To the caliphate and back: French women under the Islamic State,
https://www.france24.com/en/20180409-france-new-book-french-women-iraq-syria-caliphate-
islamic-state-group, ultima consultazione giugno 2025.
9 NYPD Intelligence Division, (2007), Radicalization in the West: The homegrown Threat (Silber &
Bhatt), disponibile su: https://info.publicintelligence.net/NYPDradicalization.pdf, ultima consul-
tazione giugno 2025.
10 Mitchell D., Silber ha ricoperto il ruolo di direttore dell’analisi dell’intelligence presso il NYPD dal
2007 al 2012. Attualmente è direttore esecutivo della Community Security Initiative, un’iniziativa
volta a proteggere le istituzioni ebraiche nella regione di New York. Arvin Bhatt ha collaborato con
Silber come analista senior dell’intelligence nella Divisione Intelligence del NYPD. Sebbene le infor-
mazioni pubbliche su Bhatt siano più limitate, il suo contributo al rapporto è stato signif cativo
nell’analisi dei processi di radicalizzazione. Il rapporto del 2007 è stato inf uente nel delineare un
modello in quattro fasi del processo di radicalizzazione: pre-radicalizzazione, auto-identif cazione,
indottrinamento e, inf ne, jihadismo violento. tuttavia, ha anche suscitato critiche da parte di grup-
pi per i diritti civili, che lo hanno accusato di promuovere la sorveglianza discriminatoria delle comu-
nità musulmane.
11 University of South Florida, (s.d.), Radicalization into Violent extremism II: A Review of
Conceptual Approaches, https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1140&con-
text=jss, ultima consultazione giugno 2025.
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