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Figura 3 effetto “piccolo mondo” in una rete ad invarianza di scala: configurazione del sistema come
“comunità di reti” o “rete di comunità”, a causa della fitta interconnessione tra i molteplici
“hub” della rete tramite “nodi-ponte”.
In tale contesto, nelle organizzazioni di tipo orizzontale, procedendo verso
l’apice del sistema, diminuisce signif cativamente il numero di “hub”, ciascuno a
capo di una specif ca unità di un dato livello ordinativo. Invece, nelle organizzazio-
ni di tipo verticale, questo gradiente è mitigato, essendo individuati più livelli gerar-
chici, con la conseguente amplif cazione della catena di comando. Da tali scelte
organizzative, ovvero dalle forme di compartimentalizzazione e di coordinamento
attuate in funzione delle risorse disponibili e del contesto, derivano le caratteristi-
che topologiche di una rete.
Altresì, def nita la distanza minima come il numero minimo di connessioni
tra due nodi, quindi la distanza media minima come la misura globale della coesio-
ne e dell’ef cienza della rete, e def nito il coef ciente di aggregazione (cluster coef -
cient) come l’insieme delle connessioni dei nodi vicini di un determinato nodo, è
possibile af ermare come gli “hub” svolgano la funzione di diminuire la distanza
media minima e aumentare il coef ciente di aggregazione. Queste proprietà si
riscontrano anche in reti in cui tutti o quasi i nodi sono connessi, non potendosi
così riscontrare una gerarchia, quindi una dipendenza del sistema da “hub”, la cui
rimozione può incidere signif cativamente sulla sua stabilità. A tal proposito, a dif-
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