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                  Nella fattispecie delle reti maf ose, le interazioni deboli, comprendenti anche
             le relazioni tra af  liati e soggetti esterni concorrenti con l’associazione criminale,
             conferiscono f essibilità e dinamicità alla struttura, poiché ne determinano la perva-
             sività nei circuiti socio-economici legali.
                  Altresì, gli “hub” hanno la capacità di attrarre anche i nuovi individui che
             entrano a far parte di una rete già consolidata, agendo come pianeti che esercitano
             un campo gravitazionale maggiore sulle masse circostanti, vincolando a sé il movi-
             mento degli altri corpi. Tale fenomeno def nisce le reti a invarianza di scala (scale-
             free networks), ossia sistemi contraddistinti dalla propensione ad espandersi, inte-
             grando nuovi nodi e formando nuove relazioni attorno agli “hub”. Al contrario, le
             reti casuali (random networks) sono sistemi in cui le relazioni sono costruite casual-
             mente, risultando così l’espansione probabilisticamente non condizionata da centri
             gerarchici. Le reti regolari, invece, sono sistemi in cui ogni nodo tende a realizzare
             un numero uniforme di legami, risultando perciò un coef  ciente di aggregazione
             costante.














                   Figura 1 Confronto tra diverse tipologie di rete (CNr - Istituto dei Sistemi Complessi)
                  La ragione del diverso comportamento di una rete casuale rispetto ad una ad
             invarianza di scala emerge dal confronto tra le curve di probabilità dei gradi dei propri
             nodi: infatti, in una rete ad invarianza di scala, la funzione segue una legge statistica di
             potenza, in cui all’aumentare del grado diminuisce drasticamente il numero di nodi
             aventi quel numero di connessioni, derivando quindi la presenza di un numero limi-
             tato di “hub”; in una rete casuale, invece, la suddetta funzione segue la distribuzione di
             probabilità di Poisson, potendosi evidenziare la presenza di un valore medio centrale.
                  A  tal  proposito,  risulta  fondamentale  la  def nizione  dell’ef etto  “piccolo
             mondo” (small world ef ect), in base a cui tra qualsiasi coppia di nodi, anche f sica-
             mente distanti, è possibile rilevare la presenza di un numero limitato di connessioni
             intermedie, venendo così a ridursi le distanze di rete tra qualsivoglia individuo.
             Nello specif co, tale fenomeno non caratterizza solo le reti ad invarianza di scala,
             aventi  elevato  coef  ciente  di  aggregazione,  bensì  anche  reti  aventi  un’uniforme
             distribuzione del grado di connessione.

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