Page 61 - Numero Speciale 2024
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DONNE DELLA BANDA CARUSO




               di bande armate, trasmettendo ordini, portando documenti ed armi, servendo in collegamento e lar-
               gamente aiutando con la parola e l’assistenza militari dell’Arma di qualsiasi grado, che trovavano
               ospitalità e rifugio nella sua casa, sia in Venezia che in Roma. In difficilissime condizioni di tempo
               e di luogo, sola, effettuava per ben tre volte il viaggio da Venezia a Roma e ritorno, portando con
               sé documenti segreti e armi. Pur sapendo di essere stata identificata sotto il suo falso nome, da agenti
               delle SS tedesche, continuava serenamente la sua opera, che riusciva di grande vantaggio al fronte
               clandestino di resistenza, fino alla notte dell’avvenuta liberazione di Roma. Nel lasciare definitiva-
               mente Venezia, dove la sua presenza era divenuta insostenibile, abbandonava senza rimpianti la
               sua casa e ogni suo avere. Dimostrava, durante lunghi mesi, sereno sprezzo del pericolo, salda fer-
               mezza di animo, tenace amor di Patria.

               3.2 Maria Ponzini in Cao Pinna
                    Nata  a  Cremona  nel  1894,  era  la  moglie  del  tenente  colonnello  dei
               Carabinieri Reali Riccardo Cao Pinna, che subito entrò nel Fronte Clandestino,
               nonché madre di Giorgio, che, da allievo carabiniere, fu deportato in Germania
               dopo i fatti del 7 ottobre 1943. Un altro figlio era disperso in Russia. Dal novem-
               bre 1943, la signora fu in stretto contatto col maresciallo Votto, comandante del
               Nucleo Carabinieri di Viale Mazzini, compiendo importanti servizi di consegna
               di ordini e informazioni tra i combattenti per la libertà. Fu arrestata dai nazisti
               il 26 aprile 1944 e rinchiusa nel 3° braccio di Regina Coeli fino al 4 giugno, quan-
               do gli alleati liberarono Roma. Subì, nei trentotto giorni di prigionia, violenti
               interrogatori, senza proferire mai una parola. Le fu concessa la Croce di guerra
               al Valor Militare, con la seguente motivazione: Subito dopo l’armistizio, spinta da ele-
               vati sentimenti di attaccamento alla causa della libertà, si prodigava attivamente e valorosa-
               mente per il potenziamento delle cellule di resistenza sorte per la liberazione della Patria
               oppressa. Arrestata dal nemico per la sua attività clandestina, durante il periodo della deten-
               zione subì per ben 38 giorni il tormento degli estenuanti interrogatori, delle minacce e degli
               insulti della sbirraglia teutonica, senza mai pronunciare una sola parola che potesse compro-
               mettere coloro che con lei collaborarono. Intanto la travolgente avanzata alleata ne impediva
               il già deliberato internamento in Germania e le dava la possibilità di riacquistare la libertà
               il giorno della liberazione della Capitale. Ammirevole esempio di forza d’animo, di amor
               patrio, di incrollabile fede nei destini della Patria. Roma 7 ottobre 1943 - 4 giugno 1944 .
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               3.3 Valeria Massucci in Blundo
                    Nata a Roma nel 1916, era la moglie del capitano dei Carabinieri Reali
               Carmelo Blundo. Subito dopo il 7 ottobre, la sua casa divenne un centro di

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               5    http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org / Gazzetta Ufficiale - dispensa 34  -
                    anno 1951 - Ricompense.
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