Page 58 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  Le due piccole combattenti immaginarono di pianificare l’evasione dei loro
             mariti dal carcere. Quella che oggi sarebbe un’operazione difficile, allora non era
             proprio  impossibile.  Si  ricordi,  infatti,  che,  il  24  gennaio  1944,  dal  carcere  di
             Regina Coeli riuscirono ad evadere due detenuti eccellenti, Giuseppe Saragat e
             Sandro Pertini.
                  I due politici, che nell’Italia repubblicana sarebbero diventati Presidenti
             della Repubblica, furono protagonisti di una rocambolesca evasione.
                  In tanti sapevano che quei bracci carcerari potevano essere l’anticamera
             della morte. Le due ventenni decisero allora di tentare l’impossibile.




















                      Roma, Fosse Ardeatine la salma del tenente colonnello Giovanni Frignani
                   (Fonte: Direzione dei Beni Storici e Documentali del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Fototeca 29.69)

                  Raccolsero i loro gioielli e danaro per l’ammontare di centomila lire, una
             cifra considerevole. Il loro obiettivo era corrompere il sottufficiale tedesco, un
             certo Arthur Kroaz, addetto alla vigilanza dei mariti.
                  Sapevano che era un’operazione rischiosa, ma non ebbero esitazioni.
                  Il 24 febbraio 1944, procedettero a corrompere il tedesco, consegnandogli
             gioielli e danaro. Il nazista intascò il malloppo. Purtroppo, però, le due furono
             subito bloccate ed arrestate. Furono immediatamente poste in isolamento. Per
             giorni, le giovani furono costrette a luoghi interrogatori da parte dei nazisti, che
             volevano sapere dettagli sulle attività svolte dai mariti e dal fronte clandestino.
             Non dissero una parola. Riuscirono così a non compromettere la lotta intrapre-
             sa per la libertà dell’Italia.
                  È interessante rileggere oggi cosa scrisse il padre del tenente Fontana sul
             conto della nuora: La sposa di Genserico […] si allinea subito sullo stesso piano di superiorità
             spirituale del marito e, nonostante la bufera che si è abbattuta sul suo capo […], con naturale
             semplicità scrive ai suoi genitori “Cercate di liberarci, si, ma non compiangetemi troppo perché sono
             felice; sono felice di essere vicino a lui e di poter, con la vicinanza, alleviare un poco le sue pene.

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