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MANFREDI TALAMO, UN MAESTRO DEL CONTROSPIONAGGIO
decrittatori tedeschi che quelli italiani lo avevano infatti ampiamente già violato,
tanto che persino la radio tedesca irrideva apertamente agli anglosassoni che,
arroganti e creduloni, comunicavano per radio notizie segrete e poi non sape-
vano spiegarsi come i loro convogli finissero in fondo al mare .
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Anche il Black Code fu alla fine sostituito alla metà del 1942, ma finché fu
in uso il successo di Talamo aveva consentito di confrontare i risultati degli
intercettatori con le cifre originali, abbreviando e affinando il lavoro di decrit-
tazione, che non poco contribuì ai successi dell’Asse in Africa nel 1941-42.
Un successo pari se non maggiore fu conseguito col furto dei codici jugo-
slavi, grazie ai quali nell’aprile 1941 gli italiani poterono inserirsi nelle comuni-
cazioni nemiche durante l’invasione del paese da parte dell’Asse, portando
scompiglio nella mobilitazione nemica .
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Del resto, anche i codici italiani, per non dire quelli tedeschi, erano violati
dai servizi degli Alleati, e non pochi erano gli informatori che, a Roma e altrove,
trasmettevano, come e quando potevano, notizie al nemico. Anche in questo
campo, Talamo seppe mettere a segno dei colpi coordinandosi col tenente
colonnello Giulio Fettarappa Sandri, lo specialista della caccia alle spie.
Il loro sistema era quello dei controspionaggi di tutti i paesi: una volta
intercettata una rete di spie la sorvegliavano in attesa di arrivare alle fonti, i tra-
ditori che vendevano le informazioni. Quindi rimettevano ai capi la decisione
se smantellare la rete con una serie di arresti, e conseguenti interrogati, o se uti-
lizzarla rivoltando gli agenti nemici fornendo loro false informazioni. Di perso-
nale Talamo e Fettarappa mettevano l’imprevedibilità delle procedure e un
notevole acume nel capire l’attimo esatto in cui interrompere il gioco, prima che
il nemico capisse il trucco.
Una rete di alloglotti croati ed una di polacchi a servizio francese furono
smantellate, così come pure una di giornalisti italiani. Infine, arrivò il colpo più
grosso: l’addetto culturale dell’ambasciata tedesca, Kurt Sauer. Questi fu indivi-
duato come sospetto per l’eccessiva disinvoltura del suo comportamento in
società, contrastante con la estrema riservatezza e scontrosità durante il lavoro
in ambasciata. Le sue inconfessate relazioni personali furono ben presto sco-
perte dagli informatori del Sim, i quali sapevano che ciò costituiva un facile ele-
mento di ricatto. A ciò si aggiunse che, fino al giugno 1941, Sauer si recava spes-
3 Per una storia della Squadra P si vedano, fra i non moltissimi testi disponibili, i due di Maria
Gabriella Pasqualini: Carte Segrete dell’intelligence italiana. Il SIM negli archivi stranieri,
Volume III, Roma, USSMD, 2104, p. 212-240; e 8 settembre 1943-25 aprile 1945: la resistenza
dei militari italiani. Un lungo percorso alla vittoria finale, Roma, USSMD, 2024, pp. 193-194.
4 De Risio Carlo, Piccoli Fellers. Il caso di spie e contro-spie nella Seconda Guerra Mondiale, in Rivista
Militare, n. 5, 2023, pp. 62-64.
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