Page 263 - Numero Speciale 2024
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MANFREDI TALAMO, UN MAESTRO DEL CONTROSPIONAGGIO




               decrittatori tedeschi che quelli italiani lo avevano infatti ampiamente già violato,
               tanto che persino la radio tedesca irrideva apertamente agli anglosassoni che,
               arroganti e creduloni, comunicavano per radio notizie segrete e poi non sape-
               vano spiegarsi come i loro convogli finissero in fondo al mare .
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                    Anche il Black Code fu alla fine sostituito alla metà del 1942, ma finché fu
               in uso il successo di Talamo aveva consentito di confrontare i risultati degli
               intercettatori con le cifre originali, abbreviando e affinando il lavoro di decrit-
               tazione, che non poco contribuì ai successi dell’Asse in Africa nel 1941-42.
                    Un successo pari se non maggiore fu conseguito col furto dei codici jugo-
               slavi, grazie ai quali nell’aprile 1941 gli italiani poterono inserirsi nelle comuni-
               cazioni  nemiche  durante  l’invasione  del  paese  da  parte  dell’Asse,  portando
               scompiglio nella mobilitazione nemica .
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                    Del resto, anche i codici italiani, per non dire quelli tedeschi, erano violati
               dai servizi degli Alleati, e non pochi erano gli informatori che, a Roma e altrove,
               trasmettevano, come e quando potevano, notizie al nemico. Anche in questo
               campo,  Talamo  seppe  mettere  a  segno  dei  colpi  coordinandosi  col  tenente
               colonnello Giulio Fettarappa Sandri, lo specialista della caccia alle spie.
                    Il loro sistema era quello dei controspionaggi di tutti i paesi: una volta
               intercettata una rete di spie la sorvegliavano in attesa di arrivare alle fonti, i tra-
               ditori che vendevano le informazioni. Quindi rimettevano ai capi la decisione
               se smantellare la rete con una serie di arresti, e conseguenti interrogati, o se uti-
               lizzarla rivoltando gli agenti nemici fornendo loro false informazioni. Di perso-
               nale  Talamo  e  Fettarappa  mettevano  l’imprevedibilità  delle  procedure  e  un
               notevole acume nel capire l’attimo esatto in cui interrompere il gioco, prima che
               il nemico capisse il trucco.
                    Una rete di alloglotti croati ed una di polacchi a servizio francese furono
               smantellate, così come pure una di giornalisti italiani. Infine, arrivò il colpo più
               grosso: l’addetto culturale dell’ambasciata tedesca, Kurt Sauer. Questi fu indivi-
               duato  come  sospetto  per  l’eccessiva  disinvoltura  del  suo  comportamento  in
               società, contrastante con la estrema riservatezza e scontrosità durante il lavoro
               in ambasciata. Le sue inconfessate relazioni personali furono ben presto sco-
               perte dagli informatori del Sim, i quali sapevano che ciò costituiva un facile ele-
               mento di ricatto. A ciò si aggiunse che, fino al giugno 1941, Sauer si recava spes-

               3    Per una storia della Squadra P si vedano, fra i non moltissimi testi disponibili, i due di Maria
                    Gabriella  Pasqualini:  Carte  Segrete  dell’intelligence  italiana.  Il  SIM  negli  archivi  stranieri,
                    Volume III, Roma, USSMD, 2104, p. 212-240; e 8 settembre 1943-25 aprile 1945: la resistenza
                    dei militari italiani. Un lungo percorso alla vittoria finale, Roma, USSMD, 2024, pp. 193-194.
               4    De Risio Carlo, Piccoli Fellers. Il caso di spie e contro-spie nella Seconda Guerra Mondiale, in Rivista
                    Militare, n. 5, 2023, pp. 62-64.

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