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MANFREDI TALAMO, UN MAESTRO DEL CONTROSPIONAGGIO




               sciallo per meriti speciali era già un elemento prezioso dell’Ufficio “I”, destinato
               ad una carriera significativa, anche se nemmeno lui sapeva esattamente quanto.
                    Divenuto, come abbiamo detto, ufficiale nel 1920, rientrò nell’organico
               dell’Arma per assolvervi i servizi di istituto. Anche in questo, tuttavia, volle
               mettervi una nota singolare: dopo un breve servizio a Pola, che gli fruttò una
               Medaglia di Bronzo al Valor Militare per la avventurosa ricattura di tre evasi, fu
               infatti assegnato in Libia nel 1923. Vi presterà un lungo servizio del quale poco
               si sa, ricoprendo l’incarico di comandante di diverse tenenze.
                    Il compito dei Carabinieri in colonia era assai complesso, intrecciandosi i
               normali compiti di polizia e ordine pubblico con la gestione non sempre sem-
               plice dei rapporti con la popolazione locale. Per controllare un ambiente sco-
               nosciuto e in parte ostile era necessario stendere una rete di informatori fra i
               locali, gente comune che ascoltasse e riferisse movimenti sospetti, delitti nasco-
               sti, fatti strani o comunque inconsueti che un europeo, ignaro della vita locale,
               non avrebbe notato. Nel periodo prezioso trascorso in Africa Talamo imperò
               quindi non solo il reclutamento e l’utilizzo degli informatori, ma anche le dina-
               miche che si sviluppano fra occupante e occupato, fra la minoranza armata che
               detiene le leve della forza e del potere e la maggioranza indotta ad obbedire.
                    Proprio in quegli anni il vecchio Ufficio “I” cambiava nome in Servizio
               Informazioni  Militari,  o  SIM,  e  il  suo  capo,  il  capace  colonnello  Attilio
               Vigevano, veniva avvicendato un anno dopo, nel 1926, a seguito di un mai chia-
               rito  scandalo  di  intercettazioni  telefoniche.  Da  allora  i  direttori  del  servizio
               saranno avvicendati da Mussolini ogni uno o due anni, badando a collocarvi
               figure di secondo piano. La presa del regime sui militari è negli anni Venti anco-
               ra parziale, e il dittatore preferiva non rischiare.
                    Le strutture del servizio erano ancora piuttosto rudimentali e il suo orga-
               nico scarso, ma in prospettiva futura esso cominciava a selezionare, soprattutto
               fra i Carabinieri i possibili candidati all’arruolamento.

               2   Il passaggio al Sim
                    Talamo tornò in Italia nel 1930, venendo destinato alla tenenza di Viterbo.
               Era oramai un uomo adulto, si era sposato e la sua esperienza professionale si
               era notevolmente ampliata. Fu così che nel 1934 fu trasferito “a disposizione
               del Ministero della Guerra”, come recitava la definizione burocratica che indi-
               cava coloro che entravano a far parte dei servizi segreti militari .
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               1    Per una storia dei servizi segreti italiani si veda tra l’ormai corposa bibliografia: De Risio
                    Carlo, Generali, servizi segreti e fascismo. La guerra nella guerra 1940-1943, Gorizia. LEG, 2011;
                    Conti Giuseppe, Una guerra segreta. Il Sim nel secondo conflitto mondiale, Bologna, Il Mulino, 2009;
                    Vento Andrea, In silenzio gioite e soffrite. Storia dei Servizi Segreti italiani dal Risorgimento alla Guerra

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