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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
so all’ambasciata sovietica. Ufficialmente Germania e Urss avevano buoni rap-
porti, e il suo comportamento si allineava all’ordine dato ai diplomatici tedeschi
di ostentare, alla vigilia della proditoria aggressione, normalità e cortesia.
Tuttavia Talamo non ci vedeva chiaro. Da vecchio carabiniere aveva impa-
rato a leggere i movimenti e le occhiate di chi si trova in un posto dove non
dovrebbe essere.
Un sopralluogo di Talamo all’ambasciata svizzera confermò che documenti
tedeschi venivano fotografati e fatti uscire da qualcuno. Era solo questione di
tempo: qualche settimana di assidui pedinamenti e un giorno Sauer fu sorpreso
consegnare ad un ingegnere italiano appena giunto da Milano dei documenti
microfilmati nel più classico luogo delle spie, l’Hotel Excelsior di Roma.
Arrestato, Sauer confessò subito: era un antinazista che senza alcun com-
penso aveva negli ultimi due anni costantemente trasmesso ai britannici attra-
verso l’addetto militare svizzero Charles de Watteville tutto quanto passava per
le sue mani. Sauer chiese unicamente di non essere consegnato ai suoi compa-
trioti e accettò per il resto la sua sorte .
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Dall’ambasciata tedesca, intanto, si protestava vivacemente per il suo arre-
sto.
Anche l’ingegnere confessò subito e le successive indagini portarono ad
un commerciante finlandese nella cui casa fu trovata una apparecchiatura radio
clandestina. Per Talamo e Fettarappa fu facile convincere lo scandinavo a col-
laborare. Da Roma iniziarono così a partire notizie opportunamente falsificate
alla volta di Mosca e in base alle risposte fu possibile risalire al tesoriere della
organizzazione di spie sovietiche a Roma, il monsignore lituano Kurtna del
Collegio Polonorum. Costui, grazie alla propria frequentazione del Vaticano,
aveva ampie possibilità di farsi arrivare valuta dall’estero e con questa finanziava
l’intera rete.
Arrestato, Kurtna si rivelò un ufficiale dell’Nkvd, e finì in campo di pri-
gionia, mentre gli altri membri della rete furono condannati a pene detentive.
Non così Sauer. Il Tribunale Speciale lo condannò alla fucilazione, che fu
eseguita a Forte Bravetta il 2 giugno 1943.
I tedeschi chiesero insistentemente la sua consegna, per poterlo interroga-
re a modo loro. Non gli fu accordato e l’addetto alla sicurezza dell’ambasciata,
il maggiore Herbert Kappler, dopo un violento alterco con lo stesso Talamo,
rischiò di perdere il posto. Lo mantenne solo perché l’entità della fuga di notizie
era limitata, e una sua sostituzione avrebbe troppo evidenziato lo smacco subi-
to.
5 Charboniier Alain, Il “Caso Sauer” e la vendetta di Kappler, Gnosis, n. 2, 2011.
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