Page 265 - Numero Speciale 2024
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MANFREDI TALAMO, UN MAESTRO DEL CONTROSPIONAGGIO




               4   Epilogo
                    La guerra intanto volgeva al peggio. Perduta l’Africa nel maggio 1943 e
               accusato il terribile colpo della Campagna di Russia, l’Italia dovette subire l’in-
               vasione del proprio territorio metropolitano nel luglio 1943.
                    In questa fase l’attività di Talamo si concentrò soprattutto nella attività di
               controspionaggio. L’uomo però era troppo intelligente per non capire che il
               conflitto era ormai deciso e che all’interno stesso del paese si pensava ormai a
               disfarsi di Mussolini per tentare la via della pace separata.
                    Mai si saprà se ebbe contatti con i colleghi che il 25 luglio 1943 partecipa-
               rono  all’arresto  di  Mussolini  all’uscita  di  Villa  Savoia.  La  sostituzione  di
               Mussolini col maresciallo d’Italia Pietro Badoglio lo vide rimanere al suo posto.
                    Intanto Amè lasciava la guida del Sim al generale Giacomo Carboni, uomo
               di  Badoglio.  Questi  ordinò  subito  al  Sim  di  spostare  l’attenzione  sull’alleato
               tedesco, la cui attitudine si era fatta ovviamente sospetta e ostile.
                    Non  c’era  tuttavia  bisogno  di  grande  attenzione  per  vedere  la  grande
               quantità di reparti tedeschi che nell’estate si riversavano in Italia.
                    Quali che fossero gli avvertimenti che Talamo trasmise al suo novo capo
               e quelli che questi passò a Badoglio, circa l’attività tedesca, certamente il Paese
               e l’Esercito giunsero alla vigilia dell’8 settembre del tutto impreparati.
                    Dopo una breve resistenza, Roma fu occupata dai tedeschi e nell’Italia
               centro-settentrionale si installò il governo collaborazionista della Repubblica
               Sociale Italiana, con a capo lo stesso Mussolini, nel frattempo liberato dai tede-
               schi.
                    Avendo già intuito da tempo come sarebbe andata a finire, Talamo, nel
               frattempo  promosso  tenente  colonnello,  aveva  già  predisposto  un  piano  di
               azione. Attraversate le linee in gran fretta e nella confusione generale, raggiunse
               Bari, dove il Sim stava ricostituendosi. Avendo trovato una disorganizzazione
               peggiore di quella di Roma né ripartì presto, col compito di stabilire i collega-
               menti fra il Sud, e quindi i comandi Alleati, e la nascente resistenza militare a
               Roma,  il  Fronte  Militare  Clandestino  comandato  dal  colonnello  Giuseppe
               Montezemolo, il cui compito era di stabilire i contatti fra i comandi Alleati e la
               resistenza romana e di trasmettere a quest’ultima le istruzioni dei primi e a que-
               sti le informazioni raccolte nella Capitale.
                    Tornato quindi nella capitale, Talamo vi installò una stazione radio clan-
               destina, e per il resto si comportò come se non si fosse mai mosso da Roma.
               Era però una situazione che non poteva durare.
                    Il 28 settembre fu convocato al comando della Gestapo di Via Tasso con
               il collega Fettarappa Sandri. Alla presenza dell’ora tenente colonnello Kappler


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