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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
In quello stesso anno arrivava alla guida del Sim il generale Mario
Roatta, aprendo la stagione della politicizzazione dell’apparato. Roatta era infat-
ti un tipo di militare particolare. Ufficiale di fanteria, modenese di nascita,
sapeva coltivare i rapporti col mondo politico senza compromettersi troppo.
Astuto, dinamico, ambiziosissimo, anche se privo di una vera cultura profes-
sionale in materia, Roatta sarà il fautore di una trasformazione del Sim in un
organismo dalle competenze più ampie che in precedenza, anche se ciò com-
porterà un suo coinvolgimento attivo con la politica del regime fascista, com-
presa la repressione dell’antifascismo all’estero e la aggressiva condotta inter-
nazionale.
A partire dai primi anni Trenta infatti Mussolini aveva progressivamente
impresso alla sua politica quella direzione aggressiva e imprevedibile che lo
avrebbe sciaguratamente condizionato da allora in poi.
Talamo, tuttavia, fu assegnato ad un settore relativamente estraneo a tutto
ciò, il controspionaggio.
Era del resto una scelta logica, come tutore dell’ordine aveva maturato una
notevole capacità di conoscere gli individui, sapeva manovrare gli informatori,
aveva dimostrato destrezza e coraggio personale. Infine, aveva già partecipato
al controspionaggio durante la Grande Guerra, sia pure in posizione subalterna,
e ne conosceva le caratteristiche di base.
Promosso maggiore, fu posto a capo della Squadra “P”, ovvero
“Penetrazioni”, l’attività con la quale gli uomini del servizio si introducevano
nottetempo nelle ambasciate della capitale per fotografare i cifrari e i documenti
segreti e poi uscire all’insaputa di tutti.
Era una attività che, ricalcata sul “colpo di Zurigo” del 1917, andava minu-
ziosamente preparata. Il rischio di essere scoperti, infatti, era alto, e le conse-
guenze di un simile scandalo, incalcolabili.
Talamo iniziò reclutando informatori nel personale italiano delle amba-
sciate. Giardinieri, donne delle pulizie, inservienti. Chi avrebbe mai fatto caso
ad una donna di mezza età, né giovane né bella, mentre svuotava i cestini della
carta straccia degli uffici? Buona parte dei fogli scritti finivano così sulla scriva-
nia di Talamo. Cartacce senza importanza quasi sempre. Ma non sempre. Nomi,
fatture, annotazioni di poco conto, tutto contribuiva a costruire il mondo delle
ambasciate nella sua mente, e a trovarne i punti deboli.
Scoprì ad esempio i ristoranti abituali dei diplomatici e dei funzionari stra-
Fredda, Milano, Il Saggiatore, 2010; Acampora Angelo, Senza licenza di uccidere. Operazioni segrete
militari italiane 1935-1943, Città di Castello, Odoya, 2017; Roatta Mario, Sciacalli addosso al Sim,
Milano, Mursia, 2018; Pillon Giuseppe, Spie per l’Italia. Gli 007 italiani, Roma, Trevi,1968.
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