Page 261 - Numero Speciale 2024
P. 261
MANFREDI TALAMO, UN MAESTRO DEL CONTROSPIONAGGIO
nieri, i negozi dove si recavano, persino i cinema dove andavano nelle serate
libere. Arruolava così camerieri e cassieri come informatori, senza attendersi
rivelazioni memorabili, ma accumulando dati e abitudini.
Fatalmente, gli osservati, che come tutti i diplomatici certo non ignoravano
di trovarsi sotto sorveglianza, abbassavano prima o dopo la guardia, e così il calco
di una chiave, un numero di telefono o quello di una cassetta postale venivano
carpiti e l’operazione era posta in essere. Una dopo l’altra furono forate l’ambascia-
ta belga, svizzera francese, turca, spagnola, portoghese e giapponese, jugoslava e
sovietica. A causa del rifiuto a collaborare dell’autista dell’addetto militare, non fu
violata quella tedesca, che comunque fu tenuta sotto costante osservazione.
I francesi in particolare non perdonarono lo smacco subito, e quando tor-
narono da occupanti a Roma nel 1944 spedirono in un carcere in Algeria tutti
i loro ex-dipendenti coinvolti su cui riuscirono a mettere le mani. Li restituiran-
no solo dopo alcuni anni, vivi ma assai malconci.
Anche Talamo, è giusto precisare, non si faceva troppi scrupoli e all’oc-
correnza non esitò a giocare duro. Quando le blandizie e l’amor di patria non
bastavano sapeva ricorrere anche ai ricatti per proteggere la rete o ampliarla. Se
occorreva la complicità di uno scassinatore gli era facile minacciarlo di arresto
per i suoi trascorsi, se un informatore era noto come utente di stupefacenti era
scontata la sua persuasione, così come renitenti alla leva con certificati compia-
centi e mogli e mariti poco fedeli venivano indotti a collaborare con pressioni
poco eleganti ma del tutto usuali nell’ambiente.
Il capo della Squadra “P” li reclutava tutti personalmente, dopo un collo-
quio al tavolo di un caffè o di una trattoria. A tutti quell’uomo corpulento, dal
gran testone, gli occhi sporgenti e il marcato accento partenopeo parlava chiaro
ma senza inutili minacce: collaborassero bene e ne avrebbero avuto solo van-
taggi, in caso contrario non avrebbero avuto da rimproverare che sé stessi.
Appartengono a questo periodo anche alcuni episodi non felici nella storia
del Sim, oltre ad uno scopertamente criminale. Nel 1936 durante la Guerra
italo-etiopica, un ufficiale del servizio, il colonnello Calderini, spintosi in terri-
torio nemico in una mai chiarita ricognizione fu trucidato nella zona di
Lechemti con gli altri componenti della spedizione. Alla sua memoria fu intito-
lata la sezione “offensiva” del servizio, quella che si occupava delle attività
all’estero, ma la maldestra organizzazione della operazione non fu dimenticata.
Nel 1936 allo scoppio della Guerra Civile Spagnola l’Italia fascista inviò in
Spagna un contingente di volontari sotto il comando, in incognito, dello stesso
Roatta. Durante questa parentesi, per altro non memorabile dal punto di vista
militare, di assenza del suo capo, alcuni ufficiali del Sim organizzarono attraverso
259

