Page 253 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DELLE INVESTIGAZIONI SCIENTIFICHE PER I MARTIRI DELLE FOSSE ARDEATINE
Nelle cellule, all’interno di organelli citoplasmatici denominati mitocondri,
si trovano più copie di un altro tipo di DNA denominato mitocondriale
(mtDNA), che viene trasmesso alla progenie unicamente per via materna.
Nonostante il complesso ed indispensabile ruolo che svolge, la struttura del
DNA si presenta relativamente semplice ossia un polimero formato dalla
sequela di tanti monomeri chiamati nucleotidi, che si differenziano per la pre-
senza delle quattro basi azotate che li costituiscono.
Per oltre il 99% la sequenza del DNA è uguale in tutti gli esseri umani,
mentre nella residuale frazione del corredo genetico si annida la variabilità
genetica definita interindividuale. Infatti, in queste regioni dei cromosomi si
trovano i cosiddetti loci genici polimorfici, cioè quelle sequenze di DNA
che presentandosi in forme diverse hanno la capacità di distinguere tutti gli
individui che popolano il pianeta, con la sola eccezione dei gemelli mono-
zigoti.
L’analisi di tali regioni polimorfiche, tesa all’individuazione umana, consta
di diverse e articolate fasi strumentali di lavoro che prevedono:
➢ l’estrazione del DNA - in cui l’acido nucleico è isolato da tutte le altre
componenti cellulari;
➢ la quantificazione del DNA - in cui si effettua una valutazione della
quantità e qualità del materiale genetico estratto;
➢ l’amplificazione del DNA tramite la reazione biomolecolare della PCR
(Reazione a Catena della Polimerasi) - in cui sono moltiplicati, in vitro, i marca-
tori genetici polimorfici di lunghezza;
➢ la tipizzazione del DNA tramite la tecnica della separazione elettrofore-
tica - in cui si ottiene l’elettroferogramma ovvero il grafico che esibisce la pro-
filazione dei genotipi attinenti le tracce biologiche o i resti umani analizzati.
Nel caso delle spoglie dei martiri delle Fosse Ardeatine, le analisi gene-
tico molecolari si sono presentate particolarmente complesse in ragione del
notevole lasso di tempo trascorso dal momento della tumulazione dei corpi e
del pessimo stato di conservazione degli stessi resti ossei. Nonostante ciò, il
personale della Sezione di Biologia del RIS di Roma, dopo un lavoro durato
diversi mesi e superando importanti difficoltà, è riuscito ad ottenere, dai resti
ossei appartenenti ai 12 martiri rimasti ignoti, profili genetici utili per fini
comparativi.
L’abilità dei militari è stata non solo quella di estrapolare profili gene-
tici di idonea qualità ma anche quella di interpretare correttamente dati ana-
litici molto complessi, generati dall’analisi di reperti biologici considerati
“estremi”.
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