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CARABINIERI REALI ED ALLEATI IN ITALIA. UN RAPPORTO COMPLESSO
La situazione iniziale, però, non era facile. Forse il quadro più completo
della situazione lo presenta, qualche giorno dopo l’armistizio, l’ammiraglio di
divisione Giuseppe Fioravanzo, Comandante Militare Marittimo della base di
Taranto.
Con una sua disposizione del 26 settembre, si rivolgeva a tutte le autorità
locali preposte toccando la questione dei militari stranieri. In particolare, ricono-
scendo che la sera si verificavano frequenti incidenti a causa dell’ubriachezza delle
truppe anglo-americane, egli disponeva di reagire energicamente, prontamente e senza
alcun riguardo verso militari, ubriachi oppur no, che commet[t]ano o tentino di commettere
atti di prepotenza, financo con l’uso delle armi . In realtà, egli aveva scritto al
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generale Palmer segnalando le tante arbitrarie iniziative di militari alleati tra cui
alcune dal grande impatto nella città stessa di Taranto: requisizioni di apparta-
menti con effetti personali e mobilia senza alcun titolo né dell’ammiraglio stes-
so, responsabile per le requisizioni, né del Town Major, referente alleato per la
gestione della città (1.600 appartamenti occupati); fermi abusivi di autovetture;
consumo inappropriato di acqua (nel carcere civile usato dagli Alleati); rientro
in città di famiglie aggravando la situazione alimentare e sanitaria (sembra con
autorizzazioni firmate da ufficiali inglesi); tentativi di disarmo di sentinelle e
militari italiani, nonché aggressioni a cittadini; utilizzo abusivo delle reti telefo-
niche e telegrafiche militari e civili da parte alleata.
L’ammiraglio concludeva segnalando alla controparte alleata quanto sia dif-
ficile collaborare effettivamente ed efficacemente, quanto non si può far conto sulle comunica-
zioni, sui trasporti, sulla incolumità delle persone, sul rispetto della proprietà.
Fioravanzo lanciava un messaggio estremamente forte ed efficace, facen-
do ben comprendere come lo stato di diritto era messo in discussione dal com-
portamento dei militari alleati che, nella fattispecie, si potrebbero identificare
in inglesi e quindi in americani, secondo i dati riportati nei documenti del
periodo.
L’ammiraglio dunque chiariva molto bene la situazione interessando la
propria controparte alleata che evidentemente non poteva rimanere inerte.
3. La posizione dei comandi alleati verso militari italiani e Carabinieri
Dopo una prima fase di diffidenza, già verso la fine del 1943, i rapporti tra
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militari italiani e alleati stavano cambiando .
2 Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (d’ora in poi AUSSME),
Fondo I-3, busta 104, Circolare n. 9, prot. n. 127 1/2 datata 26 settembre 1943 del Comando
Militare Marittimo di Taranto. Una nota vergata probabilmente dal generale Ambrosio sulla
lettera di trasmissione riporta: “mi pare che l’uso delle armi sia un poco esagerato A”.
3 Sul punto si rinvia ancora a degli Espinosa.
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