Page 219 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI REALI NELLE COLONIE SOTTO OCCUPAZIONE INGLESE




                    Questa situazione creò non pochi problemi all’amministrazione britannica
               nel trovare una giusta fattispecie giuridica per assicurare i diritti di prigionieri di
               guerra e nello stesso tempo abilitare i carabinieri nella funzione di pubblico uffi-
               ciale.  Fu  deciso  dal  War  Office  che  questi  italiani  non  potevano  godere  dei
               migliori trattamenti derivanti dalla doppia condizione, ma fu solo nel 1946 che
               venne deciso di considerarli quali civili internati, senza togliere il diritto di esse-
               re rimpatriati in quanto il conflitto era terminato. In totale, in Eritrea, erano
               presenti 2 maggiori, 1 capitano e 212 riportati come others, accanto a questi vi
               erano 69 italiani che prestavano servizio nelle prigioni.
                    Nella sola Eritrea erano rimasti anche 250 finanzieri che erano sottoposti
               a un ufficiale di frontiera britannico.
                    Questa presenza in Eritrea, soprattutto dopo la conclusione del conflitto
               e l’apertura al dibattito internazionale sulla sorte delle colonie italiane  avrebbe
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               potuto condizionare le decisioni in quanto l’attività dei carabinieri avrebbe age-
               volato la struttura informativa italiana che cercava di acquisire quante più infor-
               mazioni  da presentare in ambito internazionale per perorare la causa della
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               restituzione delle colonie definite “prefasciste”.
                    L’impiego dei carabinieri anche dopo il conflitto in attività di ordine pub-
               blico fu ritenuto essenziale anche a causa delle scorribande degli shifta, banditi,
               provenienti dall’Etiopia. Infatti, secondo le fonti britanniche, il governo italiano
               pressava quello inglese al fine di ottenere la protezione per la popolazione ita-
               liane  in  Eritrea,  costantemente  minacciata  dalle  bande  di  confine  attraverso
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               l’impiego degli stessi italiani, residenti in loco .
                    Per le autorità britanniche, invece, questo impiego avrebbe comportato un
               progressivo abbandono della linea dell’amministrazione, parteggiando chiara-
               mente per le aspirazioni italiane, tanto che nei rapporti delle autorità di Londra
               si considerava un cambio di nazionalità di queste forze di polizia come un bene-
               ficio per la legge e l’ordine pubblico.
                    In  tale  quadro,  i  carabinieri  erano  impiegati  prevalentemente  in  servizi
               amministrativi e nelle investigazioni, senza essere impiegati in pattuglie, anche
               se per la loro condotta, essi erano ritenuti ben addestrati, competenti ed effi-
               cienti e un loro ritiro avrebbe condizionato il corpo di polizia in Eritrea, anche
               perché erano ancora in vigore leggi italiane.

               25   Cfr., Gianluigi Rossi, op. cit.
               26   Maria Gabriella Pasqualini, Carabinieri e intelligence. L’impegno italiano in Somalia AFIS (1950-
                    1956), in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n. 3-2018, pp. 193-208.
               27   TNA, FO, 1015-272 Status Carabinieri nelle colonie, minutes, rif. Note at 5 and preceding
                    papers.

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