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I CARABINIERI REALI NELLE COLONIE SOTTO OCCUPAZIONE INGLESE
Questa situazione creò non pochi problemi all’amministrazione britannica
nel trovare una giusta fattispecie giuridica per assicurare i diritti di prigionieri di
guerra e nello stesso tempo abilitare i carabinieri nella funzione di pubblico uffi-
ciale. Fu deciso dal War Office che questi italiani non potevano godere dei
migliori trattamenti derivanti dalla doppia condizione, ma fu solo nel 1946 che
venne deciso di considerarli quali civili internati, senza togliere il diritto di esse-
re rimpatriati in quanto il conflitto era terminato. In totale, in Eritrea, erano
presenti 2 maggiori, 1 capitano e 212 riportati come others, accanto a questi vi
erano 69 italiani che prestavano servizio nelle prigioni.
Nella sola Eritrea erano rimasti anche 250 finanzieri che erano sottoposti
a un ufficiale di frontiera britannico.
Questa presenza in Eritrea, soprattutto dopo la conclusione del conflitto
e l’apertura al dibattito internazionale sulla sorte delle colonie italiane avrebbe
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potuto condizionare le decisioni in quanto l’attività dei carabinieri avrebbe age-
volato la struttura informativa italiana che cercava di acquisire quante più infor-
mazioni da presentare in ambito internazionale per perorare la causa della
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restituzione delle colonie definite “prefasciste”.
L’impiego dei carabinieri anche dopo il conflitto in attività di ordine pub-
blico fu ritenuto essenziale anche a causa delle scorribande degli shifta, banditi,
provenienti dall’Etiopia. Infatti, secondo le fonti britanniche, il governo italiano
pressava quello inglese al fine di ottenere la protezione per la popolazione ita-
liane in Eritrea, costantemente minacciata dalle bande di confine attraverso
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l’impiego degli stessi italiani, residenti in loco .
Per le autorità britanniche, invece, questo impiego avrebbe comportato un
progressivo abbandono della linea dell’amministrazione, parteggiando chiara-
mente per le aspirazioni italiane, tanto che nei rapporti delle autorità di Londra
si considerava un cambio di nazionalità di queste forze di polizia come un bene-
ficio per la legge e l’ordine pubblico.
In tale quadro, i carabinieri erano impiegati prevalentemente in servizi
amministrativi e nelle investigazioni, senza essere impiegati in pattuglie, anche
se per la loro condotta, essi erano ritenuti ben addestrati, competenti ed effi-
cienti e un loro ritiro avrebbe condizionato il corpo di polizia in Eritrea, anche
perché erano ancora in vigore leggi italiane.
25 Cfr., Gianluigi Rossi, op. cit.
26 Maria Gabriella Pasqualini, Carabinieri e intelligence. L’impegno italiano in Somalia AFIS (1950-
1956), in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n. 3-2018, pp. 193-208.
27 TNA, FO, 1015-272 Status Carabinieri nelle colonie, minutes, rif. Note at 5 and preceding
papers.
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