Page 216 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  Solo un incidente che coinvolse un gruppo di carabinieri fu degno di nota a
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             causa della repressione violenta di un moto di piazza da parte della folla etiope .
                  Non tutti i carabinieri presenti in Etiopia furono inglobati nella macchina
             amministrativa  della  Occupied  Enemy  Territories  Administration  (OETA),  alcuni
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             preferirono seguire l’esempio di Amedeo Guillet  e darsi alla macchia per con-
             tinuare  la  lotta  contro  i  britannici.  Tra  questi  ufficiali  compare  il  maggiore
             Domenico Lucchetti, che, evaso due volte dopo la cattura britannica, si diede
             alla macchia supportato da ras locali favorevoli al ritorno italiano, in quanto ave-
             vano constatato le migliorie dell’amministrazione del Duca d’Aosta.
                  L’azione di resistenza del maggiore e di altri quaranta connazionali si svi-
             luppò tra Addis Abeba, Dire Dawa, fino a raggiungere il Somaliland, tanto che
             fu posta una taglia di diecimila talleri sulla sua testa.
                  Il maggiore Lucchetti già negli anni precedenti si era acquistato una chia-
             ra fama di conoscitore del mondo indigeno. Catturato nell’ultimo combatti-
             mento della sua unità, la 21  divisione coloniale, fu condotto nel campo di pri-
                                       a
             gionia di Moggio. Da lì, infiltratosi in una colonna di prigionieri si trasferì ad
             Addis Abeba e con essi veniva destinato al campo di Villaggio Savoia. Fallito
             il tentativo di Abebé Aregni  di liberarlo, ottenne l’incarico di controllo presso
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             la comunità italiana che era stata destinata a rimanere in Etiopia per ragioni
             economiche. Durante lo svolgimento di tale mansione riuscì a fuggire e, a capo
             di altri italiani, organizzò un fronte clandestino che aveva lo scopo di continua-
             re il combattimento contro gli inglesi. Egli era in contatto radio con Roma con
             cui condivideva le proprie attività . Dopo l’esplosione di un deposito di muni-
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             zioni, braccato dai britannici, si recò nel Mingiar. Tradito da due italiani, fu cat-
             turato nuovamente e trasferito a Berbera, da dove riuscì a fuggire dopo aver
             ottenuto l’aiuto di alcuni componenti della Somaliland police, che aveva assunto
             durante la breve occupazione italiana. Da lì si mosse alla volta di Dire Dawa,
             grazie all’aiuto di alcuni militari italiani impiegati nel servizio ferroviario etiope,
             per ottenere un incontro con il governo locale e perorare la richiesta di rima-
             nere in Etiopia e organizzare la resistenza antibritannica. Il tentativo durò fino
             agli esiti della campagna in nord Africa e la battaglia di El Alamein . Per le sue
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             azioni, il maggiore, già decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare nel 1939,

             10   Lord Rennell of Rodd, op. cit., p. 68.
             11   Cfr.,  Amedeo  Guillet,  La  mia  tela  yemenita,  a  cura  di  Rosangela  barone,  Alfredo  Guillet,
                  ISMEO, Roma, 2022, Vol. I.
             12   Archivio Storico Arma dei Carabinieri (ASAC), b. 93, Magg. Lucchetti Domenico - Attività in
                  Etiopia.
             13   Virgilio Ilari, I Carabinieri. Italia, Soldiershop Publishing, 2015.
             14   ASACC, b. 93.12, Magg. Lucchetti Domenico - Attività in Etiopia.

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