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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             quali donne, vecchi e bambini. Pare che solo un soldato di nazionalità austriaca,
             di fronte all’isteria omicida dei suoi camerati, si adoperi per dare scampo ad
             alcuni civili sollecitandone convulsamente la fuga. Sul numero esatto delle vit-
             time da «contabilizzare» all’interno della strage risulta tuttora difficile trovare
             unanime consenso: di solito le divergenze dipendono dai criteri di calcolo (se si
             escludono o meno i morti prima e dopo - da e fino a quando - quel fatale 21
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             novembre) .
                  Al di là comunque di ogni ragionieristico computo, e ancora di più al di là
             di  ogni  raffronto  su  questo  lugubre  piano  con  Marzabotto  (770  vittime)  o
             Sant’Anna di Stazzema (362 morti), si può senz’altro dire - in una più impegna-
             tiva e meditata prospettiva storica - che quella di Pietransieri non fu una rappre-
             saglia , ammesso pure che in crimini di questo genere si possa trovare una qual-
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             che logica: non fu una rappresaglia dal momento che non risulta in precedenza
             nella zona alcun atto di sangue contro soldati tedeschi, né un’azione preventiva
             contro eventuali minacce partigiane, di cui, stando anche alle fonti germani-
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             che , non si aveva alcun sintomo.
                  Abruzzese di Studi Storici dal fascismo alla resistenza (Rassfr), 1983, 2-3, pp. 131-9 (sullo stesso
                  numero,  pp.  337-47,  un  resoconto  di  Antonio  Di  Cristofaro  per  il  conferimento  della
                  Medaglia d’oro a Pietransieri), e O. Giannangeli, Letteratura della Resistenza, in Abruzzo, in
                  Istituto abruzzese per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, L’Aquila, 1983, pp. 85-95.
             9    Dopo aver ricostruito le varie posizioni, più o meno in sintonia con le valutazioni delle auto-
                  rità municipali, Paoletti propende per il seguente macabro consuntivo: 53 morti nel casolare
                  D’Amico, 35 nel casolare Di Virgilio, 15 nel casolare Macerelli e 6 nel casolare D’Aloisio, cui
                  andrebbero aggiunti i deceduti precedenti (18) e successivi al 21 novembre (L’eccidio dei
                  Limmari cit., pp. 215-31). L’elenco completo e motivato delle vittime, con relativi dati ana-
                  grafici, è riportato da L. Sciuba, La Passione secondo Pietransieri, Colacchi, L’Aquila, 1997, pp.
                  131-7, che si raccomanda anche per l’attenta disamina delle preesistenti fonti sulla base di
                  ulteriori riscontri documentali e memorialistici.
             10   Sul tema delle rappresaglie, per i tanti casi empirici che vengono presentati ma soprattutto
                  per le stimolanti riflessioni di ordine teorico e morale, si veda ancora C. Pavone, Una guerra
                  civile. Saggio storico sulla moralità della Resitenza, Bollati Boringhieri, Torino, 1991, pp. 475-505.
             11   Andrae, La Wehrmacht, cit., p. 117, L’ipotesi dell’uccisione di due soldati tedeschi da parte di
                  qualche gruppo partigiano in formazione quale pretesto della furia germanica, avanzata da
                  settori della pubblicistica locale (ad esempio Cavaliere, Gli eccidi nazisti, cit., p. 138, dove si
                  adduce come fonte G. Bolino, Pietransieri di Roccaraso, Angeletti, Sulmona, 1967), viene ripor-
                  tata, con evidente superficialità, persino nella motivazione per il conferimento della Medaglia
                  d’oro al valor militare a Pietransieri («Gazzetta Ufficiale», 27 febbraio 1967). Mancando un
                  «movente» politico-militare, e stando alle dinamiche dell’eccidio, discutibile è del resto la
                  tipologia stessa dell’onorificenza. Lando Sciuba, che da avvocato analizza la strage nei suoi
                  risvolti giudiziari e penali, nel concludere che si è trattato di «un caso emblematico di crimine
                  internazionale contro l’umanità», scrive a questo riguardo: «Pietransieri non offre l’aggancio
                  ad una solida motivazione politico-culturale: non si inserisce nemmeno nella cornice di una
                  logica militare: pare sottrarsi - in altri termini - alla possibilità di una sua qualificazione secon-
                  do i parametri di una diffusa concezione di eroismo politico-militare» (La Passione, cit., p.
                  120). Ma sull’argomento, come pure sulle vicende relative alla concessione della Medaglia
                  d’oro e alla costruzione del sacrario, cfr. ancora Paoletti, L’eccidio di Pietransieri, cit., pp. 225-
                  31; dello stesso autore, per una comparazione, si veda Sant’Anna di Stazzema: 1944, la strage

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