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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



             non  per  il  pericolo  rappresentato  dall’attività  partigiana.  Ma  perché  sotto  la
             minaccia di un possibile attacco alleato, un ufficiale [si fa il nome del capitano
             Georg Schulze], conscio del falli-mento del suo operato, che in più di due set-
             timane  non  era  riuscito  a  far  sfollare  le  famiglie  ostinatesi  a  rimanere  nella
             «fascia di sicurezza», non seppe trovare di meglio che fare un bagno di sangue
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             e contare sul terrore che questo avrebbe provocato .
                  Pietransieri è un piccolo villaggio di un mezzo migliaio di anime, frazione
             di Roccaraso da cui non dista molto, quasi a quota 1.400 metri, dal quale si può
             dominare in direzione sud l’intera alta vallata del Sangro. In quel periodo vi si
             trova di stanza la 1° divisione paracadutisti comandata dal generale Richard
             Heidrich (poi distintosi nella battaglia di Ortona): più precisamente il suo 1°
             reggimento con a capo il maggiore Wolf-Werner von Schulenburg (fratello del
             maggiore Fritz-Dietlof, tra i protagonisti del fallito attentato contro Hitler il 20
             luglio 1944), il quale sarebbe morto il 14 luglio dell’anno dopo (prima dunque
             dell’esecuzione di suo fratello) durante lo sbarco alleato in Normandia.
                  Il 30 ottobre 1943 Kesselring ordina lo sgombero totale della zona, con
             destinazione Sulmona, entro le ore 12:00 del giorno dopo: «tutti coloro che
             [dopo la predetta data] si trovano ancora in paese o sulle montagne circostanti
             - sentenzia il bando - saranno considerati ribelli e ad essi sarà riservato il tratta-
             mento stabilito dalle leggi di guerra dell’Esercito germanico».
                  La direttiva del feldmaresciallo precisava anche: «Questo paese per esigenze
             di guerra deve essere distrutto». L’atroce mattanza inizia con un’anziana paraliti-
             ca lasciata ardere viva nella sua abitazione in fiamme dalla quale entro il mezzo-
             giorno prefissato ovviamente non può fuggire. È la prima vittima del «martiro-
             logio di Pietransieri». Nei giorni seguenti, soprattutto dal 10 al 12 novembre, il
             paesetto è raso al suolo. Ma non tutte le famiglie hanno i mezzi, e probabilmente
             neppure la volontà, per incamminarsi a piedi tra fango e neve verso Sulmona:
             molte pensano di potersi rifugiare nelle vicine masserie di Limmari (forse in dire-
             zione opposta a quella ordinata dai tedeschi), un declinante spiazzo montagnoso
             ancora all’interno della zona di evacuazione. Può darsi che semplicemente, per
             ragioni di mera sopravvivenza (avevano nascosto capi di bestiame e viveri nei
             boschi vicini), non se la sentissero di andare più lontano, pur sapendo dei mortali
             rischi che correvano: voje muri à la casa mea, voglio morire a casa mia, pare si sen-
             tisse ripetere da vecchi e donne che a un certo momento interrompono esausti
             il loro stanco peregrinare con bestie e masserizie al seguito. Sennonché, come in
             tanti altri minamenti di antichi borghi o villaggi di campagna, e non diversamente

             6    P. Paoletti, L’eccidio dei Limmari di Pietransieri (Roccaraso): un’operazione di terrorismo, Comune di
                  Roccaraso, Roccaraso, 1999, p. 10.

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