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LE STRAGI DI PIETRANSIERI E SANT’AGATA. DA «TERRA DI NESSUNO» A «TERRA BRUCIATA»
da quanto accade con i terremoti, anche quelle misere casupole a un certo
momento diventano per loro crudeli tombe ricoperte di macerie.
Dopo l’ulteriore ordine di sgombero del 15 novembre pattuglie della
Wehrmacht che presidiano la «fascia di sicurezza» (tra la «terra di nessuno» e la
«linea di combattimento principale»), forse in preda al panico per i primi sentori
di un probabile massiccio attacco britannico (che poi effettivamente sarebbe
scattato una settimana dopo con la battaglia del Sangro), cominciano a sparare
sui civili che a loro giudizio non si tengono alla larga: una donna singola, un
gruppetto di sei persone, un padre e una figlia, due anziani coniugi. E un quo-
tidiano stillicidio di morti: ma rispetto all’eccidio di massa solo il preludio.
Soprattutto infatti nella triste domenica del 21 novembre un plotone di una
mezza dozzina di paracadutisti al comando di un ufficiale - quasi certamente
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Georg Schulze, capitano del 3° battaglione del detto 1° reggimento - procede
con folle spietatezza e sistematicità, in fasi successive, alla distruzione di quattro
casolari (D’Aloisio, Macerelli, D’Amico, Di Virgilio) in località Limmari, con-
trada di Pietransieri, paradossalmente denominata nelle carte ufficiali Valle della
vita (ma da allora ribattezzata Valle della morte), massacrando bestialmente, a
colpi di mitraglia e bombe a mano, oltre un centinaio di persone , molte delle
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7 È quanto emerge dalla puntigliosa ricognizione di Paoletti, in difformità con altre versioni
anche di parte tedesca, particolarmente Friedrich Andrae, La Wehrmacht in Italia. La guerra
delle forze armate tedesche contro la popolazione civile (1943-1945), Editori Riuniti, Roma, 1997, (p.
113), che fa propria la tesi di Aldo Rasero, comandante di una banda partigiana e poi generale
di riserva (della sua attività resistenziale e del suo libro Morti a Filetto. La Resistenza e le stragi
naziste in Abruzzo, Mursia, Milano, 1970, uscito nel 1970, ci occuperemo in seguito), sostan-
zialmente coincidente con quella del già citato Manlio Masci: tesi secondo cui responsabile
dell’accaduto sarebbe stato il già ricordato maggiore Wolf Werner von Schulenburd (ricerca-
to anche per la strage di Matera). Paoletti sposta la responsabilità sul livello inferiore: il
comandante Georg Schulze, «supposto mandante e responsabile» che poi, come tanti altri
criminali di guerra, sarebbe morto nel suo letto di casa.
8 Così efferata e inesplicabile - ricorda Battaglia (Storia della Resistenza italiana, Einaudi, Torino,
1964, p. 126) sulla scia di Colacito (La Resistenza in Abruzzo, in «Movimento di Liberazione in
Italia», 1954, 30, p. 16) - è stata questa strage da far nascere una «candida leggenda popolare»
secondo la quale il generale tedesco che la ordinò sarebbe tornato nell’immediato dopo-
guerra sul posto, in veste di ignoto pellegrino, per invocare il perdono da Virginia Macerelli,
unica superstite (insieme alla nonna Laura Calabrese), allora di appena otto anni, che in
seguito avrebbe fornito ripetute testimonianze (anche in filmati televisivi) di quella sua tre-
menda esperienza. Una rievocazione particolareggiata del massacro, seppure di stampo
giornalistico, ma con accenti talvolta toccanti, è quella di R. Caniglia, Il mostro di Limmàri
(L’eccidio di Pietran- sieri), Japadre, L’Aquila 1972. Interessante, per comprendere il clima di
terrore instaurato in quei luoghi, è il diano del sacerdote Virgilio Orsini, Campo di Giove
dai «primitivi» alla seggiovia, Labor, Sulmona, 1970, su cui cfr. D. Basti, O. laviceli, Il Sangro
nella letteratura e nella memorialistica, in C. Felice (a cura di), La guerra sul Sangro. Eserciti e popo-
lazione in Abruzzo 1943-1944, Franco Angeli, Milano, 1994, pp. 469-80, e Liceo Scientifico
Fermi di Sulmona e si divisero cit., pp. 127-36, dove se ne riportano ampi stralci. Sulla stra-
ge di Pietransieri, come sulle altre compiute nell’alto Sangro, si possono vedere pure A.
Cavaliere, Gli eccidi nazisti nell’Alto Sangro-Aventino e le origini della Brigata Maiella, in Rivista
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