Page 194 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



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             diffuso (un tempo fiorente protoindustria di lane e ceramiche) .
                  E nei remoti meandri della montagna più aspra anfratti e grotte inaccessibili:
             un  tempo  -  come  direbbe  Silone   -  ricettacoli  di  briganti  ed  eremiti,  ora  sicuri
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             nascondigli per sfollati e partigiani. È in questi luoghi (si pensi alla Grotta del caval-
             lone) che D’Annunzio, non a caso, ambienta la Figlia di Iorio, la sua tragedia artisti-
             camente  più  riuscita  per  la  rudezza  dei  personaggi  perfettamente  scolpita  sulla
             durezza degli ambienti. Qui dunque la ristagnante linea del fronte crea la terra di
             nessuno: un contesto estremizzato di miserie, sopraffazioni e violenze, cui spesso si
             accompagna uno spaesamento fisico e persino mentale. Ed è qui che l’esercito ger-
             manico si macchia delle peggiori nefandezze: razzie, deportazioni, incenerimento di
             interi paesi e villaggi, esecuzioni sommarie di uomini e donne innocenti, fino alle
             stragi vere e proprie. È la tattica nazifascista della «terra bruciata»: tra sé e il nemico
             che avanza una sorta di intercapedine - da non confondere con la «fascia di sicurez-
             za» come neanche con la «linea di combattimento principale» (per stare al linguaggio
             militare germanico) - su cui annientare ogni forma di vita e sostentamento.
                  Dalla terra di nessuno alla terra bruciata il passo è breve. Nei primi di
             dicembre,  quando  già  la  zona  era  piombata  nell’oscurità  avendo  i  tedeschi
             demolito le centrali elettriche di Taranta Peligna, vengono minati e fatti saltare
             in aria uno dopo l’altro suggestivi agglomerati di montagna (accentrati o sparsi
             che fossero): il 4 Torricella, tra il 4 e il 5 Gessopalena, il 7 Roccascalegna, e così
             via, in un macabro susseguirsi di devastazione e morte.
                  Prima che sulla linea Gotica nell’estate dell’anno dopo (da Sant’Anna di
             Stazzema a Marzabotto), il martirio delle popolazioni civili insanguina i territori
             a ridosso della linea Gustav nei mesi invernali del 1943-44, provocando non
             solo una reazione popolare di «insospettata e sottovalutata energia», come nella
             Campania descritta nel citato Terra bruciata di Gribaudi, bensì una Resistenza
             armata vasta e duratura: una guerra partigiana che, per quanto dispersa e poco
             centralizzata (ma c’è anche la Brigata Maiella!), diversamente da quanto di solito
             si  tende  a  credere  (purtroppo  anche  sul  versante  storiografico  di  maggiore
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             impegno  e  spessore) ,  avrebbe  contribuito  a  liberare  dal  giogo  nazifascista,

             1    C. Felice, Ascesa e declino di un distretto manifatturiero. Falena e il circondario dell’Aventino-Verde
                  (Abruzzo), in Età Moderna e Contemporanea, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005; Id.,
                  Mezzogiorno virtuoso. La Val di Sangro dal dopoguerra a oggi, Donzelli, Roma, 2009.
             2    L’avventura d’un povero cristiano, Mondadori, Milano, 1987, p. 27.
             3    Stupisce alquanto, per la verità, che uno storico pur attento e scrupoloso come Santo Peli
                  scriva di «assenza di una resistenza organizzata» nel Mezzogiorno (a meno che non se ne
                  considerino fuori l’Abruzzo e la Campania) per la breve durata dell’occupazione tedesca:
                  un’assenza che avrebbe contribuito a «lasciare in ombra tratti e caratteristiche della situazione
                  in cui precipita l’Italia meridionale dopo 1’8 settembre», S. Peli, La Resistenza in Italia. Storia e
                  critica, Einaudi, Torino, 2024, pp. 57, 235.

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