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ROMA 1944. I CARABINIERI REALI CONTRO LE FORMAZIONI CLANDESTINE FASCISTE




                    L’arresto dei soggetti e i loro interrogatori portarono anche alcune infor-
               mazioni da verificare. Anche se non è perfettamente spiegato, a partire dall’ar-
               resto appare nel racconto di Memeo il nome Tony, sottoposto ad interrogatori
               e sulle cui dichiarazioni si cercano conferme. I giorni successivi, almeno sino al
               28 febbraio, sono un susseguirsi di riunioni, pedinamenti e raccolta di nomi e
               indirizzi.
                    L’attività  di  infiltrazione  di  Memeo,  unita  alle  informazioni  che  mano
               mano si andavano raccogliendo, avevano evidenziato la sussistenza di un soda-
               lizio in fase di rafforzamento. La ricerca di finanziamenti importanti, i contatti,
               quantomeno  millantati,  con  esponenti  della  Chiesa  e  delle  Forze  Armate
               mostravano un’attività quantomeno da tenere d’occhio. Una decina di giovani
               legati al gruppo, inoltre, venne arrestato in seguito al tentativo di sabotare un
               oleodotto che passava nei pressi dell’Aeroporto del Littorio (oggi Roma-Urbe)
               a Nord della Capitale ancorchè, verosimilmente, l’atto di sabotaggio non sareb-
               be stato compiuto per conto del gruppo ma autonomamente da soggetti ad
               esso vicini .
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                    A questo punto, prima di giungere alla descrizione della fine del gruppo
               Onore, appare necessario soffermarsi sugli intendimenti (specialmente Alleati)
               e  sulle  attività  da  compiersi  verso  gli  appartenenti  al  gruppo;  è  interessante
               notare lo sviluppo che, nel giro di pochi giorni, porterà alle decisioni finali.
               Questo perché, si preferisce anticipare, l’operazione che porterà allo smantella-
               mento di parte del gruppo sollevò diversi interrogativi tanto da far scrivere che
               l’operazione dei Carabinieri sarebbe stata compiuta per rivalutare il prestigio
               dell’Arma agli occhi della popolazione dopo la fuga, avvenuta il 4 marzo, del
               generale Roatta .
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                    Tale versione, portata avanti da Conti  si basa però quasi esclusivamente
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               su un documento elaborato dalla Questura di Roma un anno dopo i fatti  che
               esplicitamente scriveva che: fu stabilito per ovvi motivi politici di affidare lo svolgimento
               delle operazioni di arresto e interrogatorio ai carabinieri di Roma.
                    In realtà, come si evince da quanto segue, la decisione fu dell’Alto coman-
               do alleato, non gradita a livello locale dall’intelligence.


               85   ACS, ACC, f. Case of Cortellessa and others (attempted sabotage of petrol pipe line by fascist
                    youths) March-May 1945, Attempted sabotage of petrol pipe line by fascist youths, 25 aprile 1945.
               86   Per la quale si possono vedere, tra gli altri, U. Zatterin, Al Viminale con il morto, Baldini &
                    Castoldi, Milano, 1996, p. 61 e l’ormai antiquato F. Borsato, La leggendaria fuga del Generale
                    Roatta, Roma, Siracusa, Corso Editore, 1965.
               87   G. Conti, op. cit. p. 1009.
               88   ACS, Ministero dell’Interno - Gabinetto, 1944 - 1946, b. 196 f. 21348, 10 maggio 1946, alle-
                    gato senza intestazione - ma riconducibile alla Questura di Roma - del 4 maggio 1946.

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