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ROMA 1944. I CARABINIERI REALI CONTRO LE FORMAZIONI CLANDESTINE FASCISTE
L’attività di Memeo risulta particolarmente interessante non solo per le
informazioni che a mano a mano riesce a raccogliere, ma soprattutto per il
metodo che viene utilizzato. Memeo segna ogni dettaglio di ogni persona
incontrata, indicandola con lettere (A,B,C,) fino a quando, a volte in giornate
successive, riesce a identificarla. È meticoloso, perché a volte ritiene più impor-
tante pedinare direttamente alcuni soggetti anche per tutta Roma per scoprirne
generalità, luogo di domicilio e, di lì, ripartire per comprendere la rete relazio-
nale agganciandosi ad altro soggetto. Ha molta autonomia nel poter disporre
suoi uomini nel pedinare soggetti o controllare abitazioni, allo scopo di racco-
gliere ulteriori informazioni.
Il primo rapporto, del 4 febbraio, non presenta nemmeno un nome di bat-
tesimo. È evidente che Memeo ancora non conosca nessuno se non probabil-
mente quelli che, verosimilmente, gli sono già stati riferiti dai suoi superiori. Si
reca in Piazza S. Silvestro, nel Bar “Di Mario” noto per essere uno dei luoghi di
ritrovo del gruppo. Qui decide, per il primo giorno, di seguire una coppia di per-
sone, uno dei quali gli appare di interesse, probabilmente perché staziona sempre
in Piazza S. Silvestro all’ingresso dell’Ufficio Postale ed informa i suoi compagni di ogni per-
sona sospetta. Lo segue tutto il giorno negli innumerevoli spostamenti per il centro
di Roma (presumibilmente a piedi): si tratta di Giuseppe Lo Bagno, già tenente
(Capo Manipolo) della M.V.S.N. ed uno degli irriducibili del gruppo .
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Il giorno successivo, sempre al solito Bar, comincia una lunga conversa-
zione sulla “organizzazione del partito” con Lo Bagno e Edoardo Cerroni, altro
ex Ufficiale della Milizia, segno che una parte del gruppo già lo considera degno
di fiducia. Il giorno successivo Memeo scopre che il gruppo avrebbe contatti
con l’estremista siciliano Finocchiaro Aprile nonché con il fratello di Giuseppe
Albano (detto il “Gobbo del Quarticciolo”) e con tale Bruno (verosimilmente
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Umberto) Salvarezza, già capo del Partito dell’Unione Proletaria. Questi ultimi,
nonché tutti i membri della Banda del Quarticciolo avrebbero avuto “l’incarico
di appoggiare gli eventuali movimenti di ripresa fascista. Molti membri dell’or-
ganizzazione sono fascisti repubblicani e collaboratori dei tedeschi” .
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71 Fu infatti uno dei pochi che non solo non fu immediatamente arrestato perché datosi alla
macchia, ma riuscì anche a fuggire dal Campo di internamento di Terni.
72 Per il quale si può vedere S. Corvisieri, Il re Togliatti e il gobbo. 1944: la prima trama eversiva,
Roma, Odradek, 1998 e soprattutto M. Recchioni e P. Polselli, Il Gobbo del Quarticciolo. Una
storia di Resistenza, dal fascismo alla guerra fredda, Milieu Edizioni, Milano 2020.
73 Sulle “stranezze” della morte del “Gobbo” e sul ruolo dell’Unione Proletaria, gruppo nato con
scopi di provocazione e rottura nell’ambito della Resistenza, ibidem. Tuttavia, un documento pro-
babilmente proveniente dallo SCI/Z “esclude nella maniera più assoluta che esista qualche nesso
tra i neo fascisti ed i fatti del Gobbo e di Salvarezza” così in AUSSME, SIM, b. 316, f. 1-18-27
documento senza intestazione (probabilmente proveniente dallo SCI/Z) datato 14 marzo 1945.
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