Page 114 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  Come è ovvio per un’organizzazione di tale entità numerica e struttura
             complessa, non tutti gli aderenti erano stati identificati e quindi tratti in arre-
             sto ; ciononostante il colpo fu veramente duro. Così il report di un informa-
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             tore, datato 26 marzo, parla di “paralisi” delle attività del gruppo che, rimasto
             con pochi membri di rango liberi avrebbe comunque cercato di riorganizzarsi,
             probabilmente senza grande esito. Gli arrestati furono tutti sottoposti ad inter-
             rogatorio e, in gran parte, confessarono. A seguito degli interrogatori le auto-
             rità alleate decisero per l’internamento di venti persone (essenzialmente i refe-
             renti, e coloro i quali, durante gli interrogatori, avevano dimostrato forte attac-
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             camento alla causa fascista) e il rilascio di altre undici persone . Gli internati
             furono inviati dapprima al campo di internamento di Padula e poi a quello di
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             Terni .
                  Non subirono alcun processo (eccetto quelli implicati nell’omicidio del
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             Professor Salto) , ma tra la fine della guerra e l’amnistia Togliatti furono via
             via tutti liberati.

             5.  Conclusioni
                  Le attività d’indagine inerenti il gruppo Onore permettono di fare luce su
             diversi aspetti, poco noti, della storia italiana e della Storia dell’Arma in partico-
             lare.
                  In prima istanza non possono non denotarsi le capacità investigative che
             l’Arma territoriale romana, certamente con input ed un controllo generale, da
             parte  dell’intelligence  alleata,  aveva  dimostrato  a  pochi  mesi  dal  suo  rientro  a
             Roma. Se è pur vero che due dei soggetti implicati nelle operazioni (Blundo e
             Memeo) provenivano da quel fronte clandestino di resistenza dei Carabinieri
             che aveva operato in Roma sin dalla fine del 1943, è pur vero che in un contesto
             complesso  e  difficile  come  quello  della  Roma  post  giugno  1944  riuscire  ad
             affrontare un’indagine così complessa e dai risvolti così delicati non dovette
             essere affare semplice.


             98   AUSSME, SIM, b. 316, f. 1-18-27 documento senza intestazione (probabilmente proveniente
                  dallo SCI/Z) datato 14 marzo 1945 suggeriva di rimettere in libertà alcuni soggetti e di non
                  arrestarne altri per proseguire le indagini. “è assolutamente necessario che le operazioni di
                  polizia siano rallentate e spente, anche da parte delle autorità italiane”.
             99   AUSSME, SIM, b. 316, f. 1-18-28, Attività fascista in Roma (Gruppo Onore) Rapporto fina-
                  le, 20 aprile 1945.
             100  Così in G. Parlato, op. cit. p. 105. Per approfondimenti sui campi si rimanda al recente I.
                  Insolvibile, La prigionia alleata in Italia, 1940-1943, Roma, Viella, 2023.
             101  Il processo, che vide coinvolti anche i ricettatori dell’auto, ebbe inizio nell’aprile del 1947. Ne
                  sconosciamo  però  l’esito.  Così  l’Unità  “Il  processo  per  l’uccisione  del  Professor  Salto  a
                  Siena”, 27 aprile 1947.

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