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ROMA 1944. I CARABINIERI REALI CONTRO LE FORMAZIONI CLANDESTINE FASCISTE
Il gruppo Onore, infatti, aveva disvelato per la prima volta una struttura
operativa del tutto nuova rispetto ad omologhi gruppi di altre parti d’Italia. La
sua struttura cellulare rigida (per la quale solo i capi si conoscevano tra di loro
e gli aderenti conoscevano unicamente i membri della propria cellula) e la pre-
senza di soggetti provenienti da diverse fasce sociali e di età erano stati elementi
che avevano portato tutti a comprenderne le potenzialità in termini di rischio
per la sicurezza.
Non a caso l’intelligence alleata, nonostante a livello locale avesse mantenuto
inalterata l’opinione secondo cui le indagini avrebbero dovuto proseguire,
mostrò grande riconoscenza ed apprezzamento per l’operato dell’Arma. Come
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scrissero nel rapporto finale gli agenti del C.I.C. : le indagini furono condotte da
questo ufficio con l’attivo aiuto dei CC.RR. sotto la direzione del capitano Blundo. I
CC.RR. scelsero uno dei loro uomini che fu messo da questo ufficio in una posizione di coper-
tura dalla quale egli operò ed ottenne realmente successo con l’entrare a far parte dell’organiz-
zazione sotto indagine.
I CC.RR. hanno dimostrato un grande interesse nell’investigazione in corso ed indi-
pendentemente da questo ufficio, e presentemente si sono e sono impegnati attivamente nell’in-
dagare e nel combattere ogni possibile attività fascista. In questa attività hanno fatto una ven-
tina di arresti successivi agli arresti fatti da questo ufficio. La cooperazione dei CC.RR. è
stata eccellente […].
Tuttavia, al di là della disarticolazione del gruppo Onore in sé e del ruolo
dell’Arma nelle indagini, questa ricerca ha fatto nascere in chi scrive una forse
fantasiosa, quanto certamente affascinante teoria.
Si parla, da ormai oltre quaranta anni, del metodo “dalla Chiesa”, sulla
base del quale i reparti guidati dal Generale riuscirono ad ottenere risultati fon-
damentali nella lotta all’eversione ed alla criminalità organizzata. È abbastanza
naturale pensare che il “generale dalla Chiesa” non possa aver creato o svilup-
pato questo metodo dal nulla quanto più averlo imparato ed affinato nel corso
degli anni, nei diversi incarichi operativi.
Quali dunque gli elementi fondanti del famoso metodo? La figlia Rita,
in un’intervista intese dire: il metodo di mio padre consiste nel saper aspettare, non fare
il colpo subito. Nel non fare passi falsi, allargare il più possibile le indagini e tener in conto
il contesto, non il singolo episodio”. Un metodo che ha permesso agli inquirenti di accendere
i riflettori con rinnovata forza anche su fiancheggiatori, complici, amici e omertosi, permet-
tendo di ricostruire la pista criminale che ha portato all’arresto. In quest’ottica il metodo
Dalla Chiesa si basa su due pilastri principali: lo studio dei fenomeni e l’attività dinamica
102 AUSSME, SIM, b. 316, f. 1-18-28, Attività fascista in Roma (Gruppo Onore) Rapporto fina-
le, 20 aprile 1945.
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