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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Per tale specifica attività divenne più prezioso e fidato collaboratore del
             comandante della Brigata Zerasco, “Riccio”, al secolo Aldo Vallerio, tanto che
             questi gli affidò la direzione della parte logistica e del servizio informativo, in
             quanto il maresciallo Canzio riusciva giornalmente a fornire informazioni sui
             movimenti dei reparti nemici; gli era, inoltre riconosciuta particolare abilità e
             competenza riguardo alla definizione di tempi e delle modalità di azione di piani
             e programmi ritenuti validi alla guerriglia partigiana. Tra il giugno e il settembre
             1944 partecipò anche volontariamente a rischiose imprese di guerriglia, distin-
             guendosi per valore, sprezzo del pericolo e spirito di sacrificio in azioni di sabo-
             taggio contro gli obiettivi militari nemici. Ma la sua intensa attività operativa non
             poteva certamente sfuggire a quanti operavano nel campo nemico, alle spie, alle
             brigate nere che lo tenevano da tempo sotto stretta sorveglianza. Nonostante
             ciò, il maresciallo Canzio non volle mai abbandonare il suo posto di combatti-
             mento, fino a quando, il 28 settembre 1944, nel corso di un rastrellamento ope-
             rato  da  preponderanti  forze  nemiche  (reparti  delle  brigate  nere  -  alpini  della
             Monterosa  e  tedeschi),  venne  catturato,  unitamente  ad  altri  partigiani.
             Saccheggiata, incendiata la sua fattoria e razziate tutte le cose mobili ed il bestia-
             me, venne tradotto a Chiavari in catene nelle segrete del comando delle brigate
             nere dove fu sottoposto a stringenti interrogatori e torture perché rivelasse ciò
             che sapeva sui partigiani della zona e sulle armi rinvenute nella sua cascina. Non
             disse una parola che potesse fare altre vittime, si addossò ogni colpa e rispose
             con sprezzante sdegno agli sgherri che lo interrogarono. All’alba del 5 ottobre
             1944, senza istruttoria, né processo, fu portato al poligono di tiro di Chiavari e
             messo di fronte al plotone di esecuzione. Anche nell’ora del supremo sacrificio,
             non  ebbe  un  attimo  di  debolezza:  sereno,  cadde  gridando  «Viva  l’Italia»,
             quell’Italia che aveva servito in armi per quasi tutta la vita e per il cui ideale, in
             quel momento, offriva la propria esistenza. A ricordo delle sue gesta, nel 1973,
             al maresciallo capo dei carabinieri in pensione Antonio Enrico Canzio fu con-
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             cessa  la  Medaglia  d’Argento  al  Valor  Militare  alla  memoria;  il  Comune  di

             48   La motivazione dell’alta onorificenza recita nel seguente modo: «Sottufficiale dei carabinieri
                  in congedo, con gravissimo rischio personale, dava un contributo cospicuo alla organizzazio-
                  ne della resistenza nel chiavarese e partecipava ripetutamente ad azioni di guerriglia e sabo-
                  taggio. Comandante di distaccamento partigiano, già una volta arrestato perché sospetto alle
                  autorità  dell’occupante,  particolarmente  sorvegliato,  persisteva  coraggiosamente  nella  sua
                  missione, adibendo la sua fattoria montana al centro di appoggio e rifornimento delle for-
                  mazioni clandestine. Catturato nel corso di un rastrellamento e soggetto alla totale distruzio-
                  ne della casa e dei beni, non si piegava alle torture inflittegli dal nemico, addossandosi ogni
                  responsabilità  dell’attività  partigiana  locale.  Cadeva  valorosamente,  passato  per  le  armi,
                  inneggiando all’Italia». (Appennino ligure-emiliano, 10 giugno 944 - Poligono di Chiavari, 5
                  ottobre  1944).  Una  lapide  in  sua  memoria  è  presente  anche  nel  comune  di  Castiglione
                  Chiavarese. A lui è intitolata la caserma dei carabinieri di Lavagna. All’interno dell’edificio è

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