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L’accesso al servizio era volontario e sottoposto a rigorosi requisiti di riser-
vatezza, rispetto del segreto professionale e tutela della privacy.
Il Servizio prevedeva la partecipazione attiva, il coordinamento e il control-
lo del Capo Sezione Sanità dell’allora Regione Carabinieri, il quale deteneva la
responsabilità esclusiva per eventuali adempimenti medico-legali. Tali adempi-
menti venivano adottati solo in casi di grave rischio clinico, con l’obiettivo di
proteggere l’individuo, la collettività e l’immagine dell’Istituzione.
Questi interventi, pur non essendo lo scopo principale del Servizio, doveva-
no essere eccezionali, frutto di un’attenta valutazione con i professionisti conven-
zionati, e riservati a gravi disturbi di personalità, alterazioni dell’umore e aspetti
psicotici evidenti. Qualora il provvedimento medico-legale fosse stato richiesto
dal paziente stesso, questi era tenuto a presentarsi in Infermeria Regionale secon-
do le modalità previste dalla normativa vigente.
Il Servizio, inoltre, of riva consulenza tecnica in casi di vicende sanitarie
complesse o controverse gestite dalla Commissione Medico ospedaliera, garan-
tendo sempre la massima riservatezza.
Inoltre, il Servizio era chiamato a monitorare clinicamente gli idonei al ter-
mine di periodi di convalescenza per motivi psichiatrici e forniva valutazioni
durante le visite quindicinali. In caso di recidiva, veniva proposto un ciclo di
terapia o venivano monitorate eventuali terapie esterne.
Secondo le direttive, il Servizio di Psicologia Medica era organizzato sia a
livello centrale che periferico. A livello Centrale, c’era la Direzione di Sanità del
Comando Generale che si avvaleva di professionisti convenzionati e aveva compiti
di revisione, monitoraggio, adeguamento e omogeneizzazione degli strumenti
d’indagine e delle metodiche di supporto. A livello periferico, ogni Regione
Carabinieri disponeva in convenzione di un laureato in Medicina e Chirurgia spe-
cializzato in Psichiatria o Psicologia Clinica o Psicologia Medica, e un laureato in
Psicologia.
Questi professionisti operavano in stretto rapporto con il Capo Sezione
Sanità, che coordinava e controllava l’attività complessiva. L’accesso al Servizio era
volontario e avveniva al di fuori dell’orario di servizio, seguendo criteri analoghi
alle altre attività assistenziali. La prenotazione poteva essere ef ettuata direttamen-
te al Capo Sezione Sanità o all’Infermeria Regionale, garantendo discrezione e
tranquillità per i pazienti. Le attività del Servizio di Psicologia Medica si concen-
travano su prevenzione primaria, prevenzione secondaria e terapia.
La prevenzione primaria comprendeva attività divulgative e informative,
nonché un monitoraggio costante del personale.
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