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L’istituzione del Servizio di Psicologia Medica, nonostante tutte le precau-
zioni riguardanti la riservatezza e la conservazione dell’anonimato, non coincise
immediatamente con una spontanea adesione da parte del personale dell’Arma
dei Carabinieri. Il quadro normativo, per quanto benintenzionato, non of riva
un’accoglienza suf cientemente rassicurante per coloro che cercavano assistenza
psicologica. Rimanevano irrisolte diverse contraddizioni e percezioni negative in
merito alle tematiche psichiche e psicologiche.
Da un lato, si sostenne che il Servizio di Psicologia Medica fosse stato istitui-
to con l’obiettivo di prevenire e curare il disagio psicologico tra i militari. Tuttavia,
le Disposizioni attuative del servizio enfatizzarono il ruolo centrale del Capo
Sezione Sanità della Regione Carabinieri, un medico, nel coordinare e controllare
ogni possibile aspetto medico-legale, soprattutto in situazioni di grave rischio.
Questa dualità di ruoli e responsabilità creò un ambiente di incertezza e dif denza
tra i militari, i quali vedevano nel Servizio una potenziale minaccia piuttosto che
un’opportunità di supporto. nonostante queste dif coltà iniziali, l’Arma dei
Carabinieri compì progressi signif cativi nel tentativo di rispondere alle esigenze
psicologiche dei suoi membri. Si investirono notevoli risorse nella prevenzione pri-
maria, attraverso un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione.
Questi sforzi avevano lo scopo di cambiare la percezione del supporto psi-
cologico, rendendolo più accettabile e accessibile. Tuttavia, f no al 2001, la pre-
senza di uf ciali psicologi dell’Arma a livello periferico era ancora insuf ciente,
rendendo necessaria la collaborazione con professionisti civili convenzionati, i
quali operavano per un massimo di sei ore settimanali. Il compito del professio-
nista civile psichiatra o psicologo convenzionato sembrava essere quello di segna-
lare al Capo Sezione Sanità le situazioni critiche, lasciando a quest’ultimo la
responsabilità degli adempimenti medico-legali necessari.
Questo approccio, sebbene potesse sembrare prudente dal punto di vista
amministrativo, rischiava di ostacolare fortemente l’avvio ef ettivo del Servizio di
Psicologia Medica. La percezione dif usa era che rivolgersi al Servizio signif casse
esporsi a una nuova e potenzialmente critica valutazione psicologica.
nell’immaginario collettivo dei militari dell’Arma, l’esperienza degli accertamen-
ti psico-attitudinali era spesso associata a un momento di ansia e incertezza, carat-
terizzato da giudizi di idoneità o non idoneità che sembrano derivare da ragiona-
menti oscuri e inaccessibili dello psicologo.
La prospettiva di sottoporsi a una valutazione psicologica, per chiarire even-
tuali disturbi mentali, diventava un rischio che pochi erano disposti ad af rontare
volontariamente.
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