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un esempio signif cativo è l’introduzione del parametro PS (Apparato
Psichico) nel prof lo sanitario, avvenuta dopo il secondo conf itto mondiale.
Questo parametro, valutato su una scala da 1 a 4, richiedeva che i candidati ripor-
tassero il valore 1 per essere considerati idonei al servizio.
Inoltre, la storia clinica familiare dei candidati doveva essere priva di episodi
di suicidio o tentato suicidio tra i parenti più prossimi. Questi requisiti erano
volti a minimizzare il rischio di malattie mentali tra i carabinieri, secondo la ter-
minologia dell’epoca. L’applicazione severa e meticolosa di tali direttive rappre-
sentò la base imprescindibile per orientare le considerazioni e gli atteggiamenti
dei vertici dell’Arma dei Carabinieri nei confronti dell’infermità neuro-psichica
e del disagio psicologico. Questa mentalità, profondamente radicata all’interno
dell’organizzazione, contribuiva a spiegare perché l’accoglienza di un potenziale
Servizio di Psicologia Militare da parte dei destinatari non fosse stata priva di
ostacoli e resistenze.
La resistenza iniziale e le dif coltà incontrate rif ettevano una predisposizio-
ne culturale e una visione consolidata che inf uenzavano l’atteggiamento verso
l’integrazione e il riconoscimento di nuovi servizi psicologici all’interno della
struttura militare.
nel 1989, il Ministero della Difesa, attraverso la Direzione Generale della
Sanità Militare, avviò la costituzione di un osservatorio sui fenomeni di suicidio
delle Forze Armate. Questa iniziativa mirava a monitorare e analizzare i casi di
suicidio e tentato suicidio nel contesto militare, con l’obiettivo di migliorare le
strategie di prevenzione e intervento. Tuttavia, l’Arma dei Carabinieri, all’epoca
la prima Arma dell’Esercito, sebbene informata, si trovava inizialmente ai margi-
ni di questo progetto, non essendo direttamente coinvolta nella sua implementa-
zione.
Il Direttore di Sanità 198 pro-tempore dell’Arma dei Carabinieri, che in un
secondo tempo fu chiamato a partecipare ai lavori per la creazione
dell’osservatorio, mise in evidenza alcune dif coltà organizzative, tra cui l’assen-
za di una squadra psicologica e psichiatrica adeguata nell’Arma dei Carabinieri
durante le fasi di arruolamento dei sottuf ciali e dei carabinieri ef ettivi.
Diversamente dall’Esercito, che disponeva di due equipe specializzate – una per
la visita di arruolamento e una per la visita di incorporamento - l’Arma dei
Carabinieri poteva contare esclusivamente sul Centro di Psicologia Applicata
(CPA), il quale si occupava di compiti psico-attitudinali ma non era attrezzato
per ef ettuare valutazioni psicologico-psichiatriche complete.
198 Circolare n. 1/16 «R» - San. di prot. SM - IV Reo. - Direzione di Sanità del Comando Generale
dell’Arma dei Carabinieri del 31 luglio, 1992.
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