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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




               del militare per conoscere gli elementi salienti del suo “modo di essere”, in servi-
               zio e anche fuori servizio. Di fatto, la linea di comando era ed è tuttora il princi-
               pale garante del benessere del carabiniere, sia attraverso la conoscenza diretta del
               militare sia attraverso la responsabilità di comando per la salute e la prevenzione
               dei disagi. Solo dopo aver esaurito tutte le possibilità of erte dalla scala gerarchica,
               si attivava la procedura sanitaria per tutelare la salute del militare.
                    In  questo  contesto,  quindi,  le  valutazioni  e  le  dichiarazioni  del  medico
               dovevano includere sia quanto attestato dalla scala gerarchica sia una descrizione
               chiara e dettagliata dei fatti oggettivi riscontrati e i risultati dell’indagine psicolo-
               gica ef ettuata.
                    L’Arma dei Carabinieri, da sempre impegnata nella tutela della salute men-
               tale dei propri membri, adottò queste misure perentorie con l’intento di garantire
               una condizione neuropsichica ottimale dei propri militari. Tale approccio, in
               considerazione che i carabinieri avevano in dotazione l’arma d’ordinanza, mirava
               a escludere la presenza di sindromi neuropsichiche o fasi iniziali di malattie men-
               tali in evoluzione prima di dichiarare nuovamente idoneo un militare tempora-
               neamente non idoneo.
                    Questo protocollo meticoloso rispecchiava l’attenzione posta sull’af  dabili-
               tà e la sicurezza all’interno dell’Arma prevenendo la possibilità che individui con
               potenziali disturbi mentali fossero reintegrati in servizio senza adeguati controlli.
                    La  rigorosa  osservanza  di  queste  direttive  testimonia  l’importanza  che
               l’Arma  attribuiva  alla  salute  mentale,  considerando  ogni  infermità  mentale,
               anche se apparentemente guarita, come motivo per un provvedimento di perma-
               nente inidoneità al servizio militare. Questo atteggiamento di prevenzione era
               essenziale per mantenere un ambiente sicuro e operativamente ef  cace.
                    Di conseguenza, stando alle direttive, per un militare già riconosciuto af et-
               to da infermità neuro-psichica e dichiarato temporaneamente non idoneo, era
               fondamentale che, prima della riammissione in servizio, venisse tenuto in osser-
               vazione in ospedale militare. L’esame doveva escludere con certezza che la sindro-
               me neuropsichica precedente non fosse l’inizio di una malattia mentale in evolu-
               zione.  Inoltre,  qualsiasi  infermità  mentale,  anche  se  apparentemente  guarita
               dopo periodi di licenza di convalescenza o aspettativa, doveva portare a provve-
               dimenti di permanente inidoneità al servizio militare. nella collettività militare, e
               in particolare nell’Arma dei Carabinieri, non era ritenuta accettabile la presenza
               di individui “in prova” af etti da malattie mentali apparentemente guarite.
                    A partire dalla seconda metà del novecento, l’Arma dei Carabinieri aveva
               adottato misure specif che per assicurare la solidità psicologica del proprio perso-
               nale.

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