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i carabinieri e La psicoLogia: viaggio tra storia e innovazione




                    Pertanto, nell’Accademia, durante il Tirocinio, si fu proposta una metafora
               dif erente: quella della squadra ciclistica. Secondo questa metafora, ogni membro
               del gruppo ha il compito di aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo di avvici-
               narsi al traguardo, alternandosi nel ruolo di apripista lungo il percorso. negli ulti-
               mi due o tre chilometri, ognuno è libero di correre per sé, sfruttando le proprie
               forze per tentare di tagliare per primo il traguardo. Inoltre, le responsabilità del-
               l’apripista sono quelle di contribuire signif cativamente alla performance com-
               plessiva del gruppo attraverso la sua capacità di gestire il ritmo, ridurre la resisten-
               za aerodinamica e supportare psicologicamente gli altri ciclisti.
                    Questa metafora trasmette un messaggio fondamentale ai tirocinanti: un
               aspirante  comandante  deve  innanzitutto  preoccuparsi  del  gruppo  dei  propri
               uomini, che, in questo caso, era rappresentato dai pari corso. L’eccellenza indivi-
               duale non deve mai andare a discapito del gruppo, né si devono adottare strategie
               scorrette o illegali per ottenere la vittoria. Il principio “morte tua, vita mea” non
               ha e non dovrebbe avere spazio nella formazione degli uf  ciali dei carabinieri. Al
               contrario, i tirocinanti sono incoraggiati ad aiutarsi reciprocamente nei momenti
               di dif  coltà, sostenendosi e incoraggiandosi a vicenda, specialmente nei momenti
               di sconforto o di delusione per una prova non riuscita. L’attenzione verso i pro-
               pri colleghi era ritenuta tanto importante quanto l’eccellere in una determinata
               prova. Questo approccio non solo promuoveva un ambiente di supporto e colla-
               borazione,  ma  preparava  anche  i  futuri  comandanti  a  comprendere  il  valore
               dell’unità e della solidarietà, fondamentali per la coesione e l’ef  cacia operativa di
               qualsiasi unità posta alle loro dipendenze o altro gruppo di lavoro.
                    Analizzando più a fondo questa metafora, si potevano cogliere diversi livelli
               di signif cato e applicabilità. Ad esempio, l’alternanza nel ruolo di apripista pote-
               va essere vista come un esercizio di leadership condivisa, dove ogni membro del
               gruppo aveva l’opportunità di guidare e dimostrare le proprie capacità, sapendo
               che il supporto del gruppo non sarebbe venuto meno.
                    Questo  tipo  di  dinamica  avrebbe  favorito  lo  sviluppo  di  una  leadership
               distribuita, in cui il potere e la responsabilità non sono concentrati in un singolo
               individuo, ma ripartiti tra tutti i membri, raf orzando così la resilienza e l’adatta-
               bilità del gruppo. Inoltre, l’ultima fase della corsa, in cui ogni ciclista è libero di
               correre per sé, avrebbe rif ettuto la necessità di riconoscere e valorizzare le dif e-
               renze individuali all’interno di un contesto collettivo. Questo equilibrio tra indi-
               vidualismo  e  collettivismo  era  ritenuto  cruciale  per  il  successo  non  solo
               nell’Accademia, ma in qualsiasi organizzazione che aspiri a coniugare eccellenza
               e coesione.



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