Page 333 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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L’ARTE COME “RAPPRESENTAZIONE” DELLA RESISTENZA DEI CARABINIERI
Fu un vero e proprio atto di denuncia, definito da Toti Scialoja una bella
e commovente esposizione, che domani potrà forse apparirci un importante traguardo o tra-
passo . Nonostante la disparità degli esiti riguardo all’evento, gli interpreti
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esperti del settore furono concordi nel plaudire la capacità dei partecipanti di
unire modernità dell’immagine e impegno sociale, ma fece emergere un impor-
tante problema riferito all’interpretazione: astrazione o fedeltà al reale?
La questione non era affatto banale. La traduzione in arte, specialmente di
quegli accadimenti storici spesso animati da atti connaturati da una disumanità
senza precedenti, pose il problema del “realismo” nel contesto della rappresen-
tazione a tutto campo: non solo nell’arte figurativa ma anche nella poesia, nella
letteratura e nel cinema. La questione è giunta più che mai accesa fino ai tempi
più recenti ed ha investito addirittura il pensiero filosofico, sviluppando il “pro-
blema della rappresentazione”. Nello specifico, il punto della questione risiede
nei “limiti della rappresentazione”, vale a dire cosa un’opera d’arte sia in grado
di “presentare” a chi ne fruisce. Punto di partenza è l’analisi condotta dal filo-
sofo francese Jean-Luc Nancy, per il quale la rappresentazione è una presenza presen-
tata, esposta ed esibita . Si tratta di un concetto che mette in profonda crisi il
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discorso della mimesis riguardo alla Resistenza e, specialmente, in riferimento alle
deportazioni in massa nei campi di concentramento che costituirono il momen-
to più basso del periodo storico di nostro interesse. Le considerazioni di J. L.
Nancy furono sviluppate ulteriormente da Teodor Adorno (1949) che si espres-
se nel senso di considerare le parole, le immagini e le forme (mimesis, appunto)
in due modi differenti: o come fonti inesistenti o come strutture sovrabbondan-
ti di clichés . Per spiegare meglio: tutte le interpretazioni artistiche, letterarie,
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cinematografiche “rappresentative” di quel momento, rischiano di cadere nella
banalità o di peccare per enfasi ed eccesso, per cui la “rappresentazione” incon-
tra un punto estremo e si scontra con un limite della “critica della cultura” la
quale si trova davanti all’ultimo stadio della dialettica di cultura e barbarie. Scrivere una
poesia dopo Auschwitz - dice Adorno - è un atto di barbarie .
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Ecco che quando si parla di arte della Resistenza ci si trova inevitabilmente
ad affrontare il problema del “limite della rappresentazione”. Ma attesa la gran-
de produzione artistica esistente, appare evidente che tale ostacolo sia stato, in
qualche modo, superato.
(6) Toni Scialoja, ‘Arte e barbarie’, Mercurio, a. I, n. 2, 1° ottobre 1944, pp. 154-155.
(7) Jean-Luc Nancy, La rappresentazione interdetta, in Tre saggi sull’immagine, Napoli, Cronopio, 2002.
(8) Theodor W. Adorno, Critica della cultura e società (1949) in Prismi. Saggi sulla critica della cultura,
Torino, Einaudi, 1972.
(9) https://www.pandorarivista.it/articoli/dopo-auschwitz-quale-memoria/.
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