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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  In  tale  quadro,  l’istituto  della  rappresaglia  non  è,  esattamente  come  la
             presa  di  ostaggi,  un  mezzo  per  rispondere  alle  violazioni  avversarie  e  per
             costringere il nemico a rispettare le leggi di guerra, ma piuttosto un espediente
             pratico per ottenere non l’obbedienza, ma la collaborazione della popolazione
             e l’annichilimento del nemico. La rappresaglia è, insomma, un’arma .
                                                                              (20)
                  Lungi dal rispettare, a meno di ordini precisi in tal senso, i requisiti di pro-
             porzionalità e di responsabilità della scelta delle vittime, le stragi tedesche sono
             spesso volutamente indiscriminate e sproporzionate e la loro esecuzione asso-
             miglia ad una operazione militare più che ad una procedura para-giudiziale. Lo
             scopo è appositamente quello di generare un terrore diffuso, e di diffondere la
             consapevolezza che non i colpevoli degli attacchi, ma tutti gli abitanti dei din-
             torni  sono  in  pericolo  in  caso  di  atti  di  ostilità  contro  le  truppe  tedesche.
             Conseguentemente, un alto livello di collaborazionismo, soprattutto in termini
             di delazioni e rifiuto di assistere i ribelli, è la sola condotta in grado di tutelare
             la vita delle comunità in zona di operazioni.
                  Per ottenere un tale risultato, del tutto avverso a quanto prescritto dal diritto
             internazionale  che  prevede  l’”obbedienza”  ma  non  la  “fedeltà”  dell’occupato
             all’occupante, la violazione delle leggi di guerra è dunque persino indispensabile.
                  Nel periodo della tarda estate 1943 è forte la presenza in Italia di truppe
             tedesche provenienti dal fronte orientale, dove tali pratiche erano già utilizzate
             ampiamente . La loro reazione di fronte alla resa italiana agli Alleati è caratte-
                        (21)
             rizzata dalla immediata applicazione dei criteri operativi appositamente prescrit-
             ti dai comandi tedeschi in Italia. Le popolazioni del Meridione, scarsamente
             osservanti dagli obblighi imposti dai comandi tedeschi in termini di lavoro coat-
             to, sfollamento o requisizione, vengono così assoggettate alle prime violente
             rappresaglie, la cui funzione, come si è già detto, è quella di ottenere disciplinata
             obbedienza. I primi conati di resistenza ai tedeschi e di collaborazione con gli
             anglo-americani in arrivo sono repressi con la stessa violenza .
                                                                        (22)
                  Diversa la motivazione delle frequenti uccisioni di militari italiani, motiva-
             te dal punto di vista delle autorità militari tedesche, dalla illiceità della loro posi-
             zione di combattenti dovuta alla mancanza di uno stato di guerra dichiarato fra
             Italia e Germania. Sulla base di questo espediente, la resistenza alla richiesta di
             disarmo da parte tedesca poteva essere quindi un reato passibile di pena di
             morte, per lo meno per gli ufficiali che tale resistenza ordinavano.


             (20)  Carlo Gentile, L’occupazione tedesca in italia, Torino, Einaudi, pp. 498-504.
             (21)  Pierpaolo Battistelli, La resa dimenticata, Milano, Agrafe Books, 2023; Idem, La Wehrmacht in
                  Italia, Milano, Agrafe Books, 2023.
             (22)  C. Gentile, L’occupazione tedesca cit., p. 110.

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