Page 324 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
In tale quadro, l’istituto della rappresaglia non è, esattamente come la
presa di ostaggi, un mezzo per rispondere alle violazioni avversarie e per
costringere il nemico a rispettare le leggi di guerra, ma piuttosto un espediente
pratico per ottenere non l’obbedienza, ma la collaborazione della popolazione
e l’annichilimento del nemico. La rappresaglia è, insomma, un’arma .
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Lungi dal rispettare, a meno di ordini precisi in tal senso, i requisiti di pro-
porzionalità e di responsabilità della scelta delle vittime, le stragi tedesche sono
spesso volutamente indiscriminate e sproporzionate e la loro esecuzione asso-
miglia ad una operazione militare più che ad una procedura para-giudiziale. Lo
scopo è appositamente quello di generare un terrore diffuso, e di diffondere la
consapevolezza che non i colpevoli degli attacchi, ma tutti gli abitanti dei din-
torni sono in pericolo in caso di atti di ostilità contro le truppe tedesche.
Conseguentemente, un alto livello di collaborazionismo, soprattutto in termini
di delazioni e rifiuto di assistere i ribelli, è la sola condotta in grado di tutelare
la vita delle comunità in zona di operazioni.
Per ottenere un tale risultato, del tutto avverso a quanto prescritto dal diritto
internazionale che prevede l’”obbedienza” ma non la “fedeltà” dell’occupato
all’occupante, la violazione delle leggi di guerra è dunque persino indispensabile.
Nel periodo della tarda estate 1943 è forte la presenza in Italia di truppe
tedesche provenienti dal fronte orientale, dove tali pratiche erano già utilizzate
ampiamente . La loro reazione di fronte alla resa italiana agli Alleati è caratte-
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rizzata dalla immediata applicazione dei criteri operativi appositamente prescrit-
ti dai comandi tedeschi in Italia. Le popolazioni del Meridione, scarsamente
osservanti dagli obblighi imposti dai comandi tedeschi in termini di lavoro coat-
to, sfollamento o requisizione, vengono così assoggettate alle prime violente
rappresaglie, la cui funzione, come si è già detto, è quella di ottenere disciplinata
obbedienza. I primi conati di resistenza ai tedeschi e di collaborazione con gli
anglo-americani in arrivo sono repressi con la stessa violenza .
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Diversa la motivazione delle frequenti uccisioni di militari italiani, motiva-
te dal punto di vista delle autorità militari tedesche, dalla illiceità della loro posi-
zione di combattenti dovuta alla mancanza di uno stato di guerra dichiarato fra
Italia e Germania. Sulla base di questo espediente, la resistenza alla richiesta di
disarmo da parte tedesca poteva essere quindi un reato passibile di pena di
morte, per lo meno per gli ufficiali che tale resistenza ordinavano.
(20) Carlo Gentile, L’occupazione tedesca in italia, Torino, Einaudi, pp. 498-504.
(21) Pierpaolo Battistelli, La resa dimenticata, Milano, Agrafe Books, 2023; Idem, La Wehrmacht in
Italia, Milano, Agrafe Books, 2023.
(22) C. Gentile, L’occupazione tedesca cit., p. 110.
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