Page 323 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA LEGISLAZIONE ITALIANA SUI CRIMINI DI GUERRA
La massima parte dei giuristi oggi non concorda sul fatto che la necessità
militare, ovvero il dovere dei militari di conseguire la vittoria, unitamente al vin-
colo gerarchico possano sollevare il singolo dalle responsabilità di un ordine
manifestatamente criminoso, come l’uccisione di individui palesemente estranei
a qualunque attività bellica, anche qualora l’avversario si sia macchiato di crimi-
ni analoghi. Tale impostazione era già diffusa durante la Seconda guerra mon-
diale, ma non era chiaramente recepita dagli ordinamenti, né tantomeno dai cri-
teri che informavano la condotta delle gerarchie militari. Solo l’enorme quantità
di arbitri e violazioni commesse durante il conflitto ha condotto oggi ad un
mutamento radicale di percezione, se non di condotta.
6. La prassi tedesca nell’Italia occupata
Per meglio inquadrare il comportamento italiano è utile una comparazione
con la prassi dell’esercito tedesco, ed in particolare con quella seguita in Italia
nei mesi della fine 1943, i primi della occupazione destinata a protrarsi fino alla
Liberazione d’Italia.
Gli studi di Lutz Klinkhammer e Carlo Gentile hanno individuato una
periodizzazione precisa dell’occupazione tedesca in Italia, identificando il picco
delle violenze con l’estate 1944, ovvero nei mesi seguenti al cedimento della
Linea Gustav e il difficile ripiegamento fino alla Linea Gotica che sbarrava la
Penisola da Rimini alla Versilia. I periodi precedente e seguente, pur segnati da
violenze diffuse, come dimostrato dall’Atlante delle Stragi nazifasciste, non
hanno segnato il medesimo tasso quantitativo, né la stessa modalità esecutiva,
prova che le necessità militari hanno segnato un ruolo importante nel condizio-
nare il comportamento tedesco. Nella metodologia operativa tedesca l’istituto
della rappresaglia, che in base ai codici militari era teoricamente molto limitato
e soggetto a regole stringenti, aveva infatti una valenza operativa molto diversa
e di fatto ancillare rispetto alle esigenze operative.
I codici militari tedeschi sono infatti piuttosto garantisti e legalitari, com-
presi quelli approvati durante dopo il 1933. La dottrina dello stato tedesca tut-
tavia, come i fondamenti della sua scienza giuridica, così come formulati
all’epoca dal giurista Carl Schmitt, erano tali da inficiare gran parte del loro
valore, assoggettandolo di fatto, all’interno della gerarchia delle fonti, all’interesse
superiore dello stato, che aveva concreta espressione negli ordini diretti del can-
celliere, i fuhrerbehfel, e in quelli del Comando Supremo della Werhmacht (OKW), e
tali decreti autorizzavano i comandi, e spesso ordinavano loro, le maggiori vio-
lazioni del diritto di guerra.
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