Page 240 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Studi  recenti  hanno  ricostruito  tanti  episodi  di  quel  1943,  tentando  di
             superare pregiudizi ideologici, al fine di comprendere meglio non solo l’Italia di
             quel periodo, ma il percorso successivo fino a oggi.
                  Questo articolo non intende descrivere uno dei tanti fatti che videro pro-
             tagonisti i militari dell’Arma, ma vuol ricordare due giovanissimi Ufficiali, che,
             nel 1943, da Comandanti di Tenenza a Roma, entrarono a far parte del Fronte
             clandestino di resistenza dei Carabinieri, la cosiddetta Banda Caruso, così chiamata in
             omaggio al fondatore, il generale dei Carabinieri Filippo Caruso.
                  Romeo Rodriguez Pereira e Attilio Boldoni furono due tenenti nella tor-
             menta. Erano due giovani con molti aspetti in comune: coetanei (poco più che
             ventenni),  entrambi  nati  a  Napoli  e  già  frequentatori  della  Scuola  Militare
             “Nunziatella”, dove si erano conosciuti per la prima volta. Inoltre, nel 1943, si
             erano già distinti, tanto da essere decorati in vita al Valor Militare per il loro
             impegno rispettivamente in Africa e in Russia. Nel 1943, ricoprivano lo stesso
             incarico, Comandante di Tenenza Carabinieri, nella città di Roma. Il destino li
             ha poi portati verso una sorte differente: Rodriguez Pereira, il 24 marzo 1944,
             fu  una  delle  335  vittime  dell’eccidio  delle  Fosse  Ardeatine,  mentre  Attilio
             Boldoni concluderà la sua brillante carriera da generale di divisione, il massimo
             grado per un Carabiniere all’epoca, ricoprendo l’incarico di Vice Comandante
             Generale dell’Arma per un biennio (1983-1985). Sono due Esempi per i giovani
             frequentatori della Scuola Ufficiali Carabinieri, ai quali questo scritto è priorita-
             riamente rivolto.
                  Pur  non  avendo  concluso  l’intero  iter  formativo  a  causa  dell’entrata  in
             guerra, affrontarono, ventenni, grandi prove, che riuscirono a superare anche
             grazie ai quei Valori, che sono il patrimonio etico di ogni Carabiniere. È questa
             la grande lezione che, dopo ottant’anni, emerge cristallina dalla rilettura delle
             loro biografie.
                  Parallelamente, quest’articolo intende ricordare la resistenza dei militari,
             sia quella “attiva”, come reazione armata, sia quella “passiva”, come rifiuto di
             collaborare con i nazisti. Per decenni, è stata una storia minore lasciata al ricor-
             do dei superstiti, quasi ignorata dalla storiografia, perché riguardava militari, che
             avevano, comunque, combattuto una “guerra fascista”. Per anni, l’opposizione
             dei Carabinieri ai tedeschi, dovuta anche per una tradizionale fedeltà al sovrano,
             non ha trovato né interesse né comprensione da parte della maggioranza degli
             storici. Eppure anche i giovanissimi Rodriguez Pereira e Boldoni sono esempi
             di quella prima resistenza, di assoluta matrice a-politica, in cui emerse la volontà
             di contrastare i nazisti, anche a rischio della vita. Non furono esempi isolati, ma
             fu la condotta di centinaia di migliaia di uomini in uniforme.

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