Page 235 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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LA PARTECIPAZIONE DEI CARABINIERI AL FRONTE CLANDESTINO DI RESISTENZA. ROMA 1943




                    L’idea del governo repubblichino era chiara: i Carabinieri non erano affi-
               dabili e dunque era necessario creare un’unica forza di polizia politicizzata, la
               Guardia Nazionale Repubblicana, ove organizzazione militare del partito unico
               e scampoli della disciolta Arma ancora presenti sarebbero confluiti insieme alla
               PAI .
                   (7)
                    Vi fu un fenomeno molto forte di resistenza passiva che appare molto ben
               rappresentato  come  segue:  “da  quando  s’insediò  il  comando  tedesco,  Roma
               divenne una specie di pista per la caccia all’uomo. Si nascondevano tutti: anti-
               fascisti, ebrei, ufficiali, giovani dal 1910 al 1925 soggetti al servizio del lavoro,
               Carabinieri ed ex-fascisti importanti che non volevano aderire al regime repub-
               blicano, prigionieri inglesi evasi” .
                                               (8)
                    Dai primi nuclei iniziali uniti dall’esempio del capitano Raffaele Aversa e
               del parigrado Carmelo Blundo, man mano si compattarono dapprima con il
               coordinamento  dei  tenenti  colonnelli  Giovanni  Frignani  e  Bruto  Bixio
               Bersanetti,  già  primo  comandante  del  battaglione  Carabinieri  Reali
               Paracadutisti, crescendo di numero e ampliando il raggio d’azione, per confluire
               poi  nel  novembre  1943  tutti  all’interno  del  Fronte  Militare  Clandestino
               Carabinieri, il cui comando fu attribuito al generale Filippo Caruso con il pieno
               supporto di tutti i comandanti del fronte di resistenza .
                                                                    (9)
                    L’impegno e la partecipazione dei militari dell’Arma al Fronte comandato
               da Caruso non era privo di rischi. I tedeschi erano continuamente alla ricerca
               dei Carabinieri (oltre alle altre categorie di ricercati) tanto che questi rischiavano
               la vita ogni giorno come successe nel caso del vicebrigadiere Antonio Pozzi e
               del Carabiniere Raffaele Pinto, catturati dai nazisti con la complicità della triste-
               mente nota banda Pollastrini .
                                           (10)
                    In realtà, gli occupanti dalla cattura dei singoli militari dell’Arma che vive-
               vano sotto falso nome e mansione nella capitale spostarono la loro azione verso
               i componenti del Fronte Clandestino di Resistenza Carabinieri. In tal senso, riu-
               scirono nel loro intento il 10 dicembre 1943 quando poterono bloccare i tenenti
               Rodriguez Pereira e Fontana insieme al brigadiere Manca poi uccisi alle Fosse
               Ardeatine il 24 marzo successivo .
                                               (11)

               (7)   Renato Perrone Capano, La resistenza in Roma, 2 voll., Napoli, Gaetano Macchiaroli Editore,
                    1963, I vol., pp. 364-371.
               (8)   Mario Praz, La casa della vita, Milano, Mondadori, 1958, pp. 20, 133-4, riportato in R. Perrone
                    Capano, La resistenza cit., I vol., p. 399.
               (9)   F. Caruso, L’Arma dei Carabinieri in Roma cit., pp. 11-19.
               (10)  Ivi, p. 20. I due militari furono poi fucilati a Forte Bravetta il 9 dicembre 1943.
               (11)  Sulle vicende che videro il tenente Rodriguez Pereira protagonista, si rinvia ad un altro con-
                    tributo presente in questo supplemento.

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