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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




             più feroce dello stesso occupante . La nomina di Archimede Mischi (1° otto-
                                             (2)
             bre)  a  comandante  generale  dell’Arma  e  la  cancellazione  di  quell’aggettivo
             “Reali”, che tanto stava a cuore agli stessi militari, rappresentavano segnali nefa-
             sti per tutto l’organismo militare. Lo spartiacque, si è detto, fu il 7 ottobre 1943,
             già trattato in altre pagine di questo supplemento, perché chiarì definitivamente
             per tutti i militari dell’Arma quali fossero le reali intenzioni dell’occupante tede-
             sco e del fedele e solerte gregario repubblichino .
                                                           (3)
                  Dunque,  va  ricordato  che  l’operazione  di  cattura  dei  Carabinieri  Reali
             architettata tra i tedeschi e i repubblichini che facevano capo al ministro della
             Difesa Nazionale della Repubblica Sociale Italiana, maresciallo d’Italia Rodolfo
             Graziani, fu un sostanziale fallimento sebbene il numero dei militari catturati sia
             ancora oscillante tra i 1.500 e i 2.500 circa .
                                                     (4)


             2   L’opera del Generale Filippo Caruso
                  In realtà, con l’opera voluta da Graziani, con l’esecuzione passiva di alcuni
             ufficiali dell’Arma (per tutti il generale di brigata Casimiro Delfini comandante
             della brigata Carabinieri Reali di Roma e il colonnello Dino Tabellini, capo di
             stato maggiore del Comando Generale), i Carabinieri scampati alla cattura tede-
             sca passarono in clandestinità. Secondo il loro comandante più attento oltre sei-
             mila uomini, il 60% dei quali riuscì a portar via armi e munizioni della dotazione indivi-
             duale, sfuggirono alla cattura e alla deportazione e rimasero sbandati, malgrado le minacce
             di morte e la caccia spietata che davano le polizie nazi-fasciste .
                                                                (5)
                  Così,  mentre  nasceva  il  primo  embrione  del  Fronte  Clandestino  di
             Resistenza, i Carabinieri scampati alla cattura tedesca passavano in clandestinità
             andando poi ad ingrossare il movimento resistenziale .
                                                                (6)
                  Per  i  Carabinieri,  in  linea  con  le  convenzioni  internazionali,  gli  ordini
             impartiti erano di rimanere sul posto e continuare a svolgere le normali funzio-
             ni. A Roma, fu loro impedito di fare ciò, cedendo le funzioni, obtorto collo, alla
             Polizia dell’Africa Italiana.

             (2)   Claudio  Pavone,  Una  guerra  civile.  Saggio  storico  sulla  moralità  della  Resistenza,  Torino,  Bollati
                  Boringhieri, 2006, passim.
             (3)   Si rinvia ai contributi di Massimiliano Sole, di Annamaria Casavola e del sottoscritto presenti
                  in questo speciale.
             (4)   Anna Maria Casavola, 7 ottobre 1943. La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti,
                  Roma, Edizioni Studium, pp. 7-14 e pp. 20-28 e in particolare, p. 22.
             (5)   Filippo Caruso, L’Arma dei Carabinieri in Roma durante l’occupazione tedesca (8 settembre 1943 - 4
                  giugno 1944), 2  ed., Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1949, p. 10.
                             a
             (6)   Si rimanda a Giuseppe Mastrobuono, Generale, Le FF.AA. italiane nella resistenza e nella Guerra
                  di Liberazione, Roma, tipografia di Casamari, 1965, pp. 70-83.

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