Page 138 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Nelle periferie nelle borgate reparti SS e paracadutisti si erano dati al sac-
cheggio e, spesso, “erano emulati da bande di delinquenti comuni italiani fuggiti
dalle carceri”. I comandi germanici s’impadronirono inoltre degli autobus del-
l’azienda municipalizzata di Roma (ATAG) e bloccarono spesso i mezzi carichi
di derrate, sequestrando la merce. Il problema fu in parte risolto con la costitu-
zione di pattuglie miste italo-tedesche che in qualche modo riuscivano a limitare
gli eccessi degli occupanti. I mezzi dell’ATAG furono restituiti e con l’ausilio
degli autocarri della Piave il servizio degli automezzi pubblici fu ripristinato.
Il generale Calvi assicurò poi i rappresentanti del Vaticano (cardinal
Maglione) di vigilare sulla sicurezza della città del Vaticano. Del resto Kesserling
decise di prendere sotto protezione il papato con un posto fisso di vigilanza in
piazza San Pietro al quale si aggiunse un distaccamento italiano del CAR.
Dopo questi primi positivi risultati, i comandi germanici rioccuparono
alcune zone della città in violazione degli accordi armistiziali, ma soprattutto
pretesero il reclutamento dei lavorati italiani per lo sforzo bellico. A Ciò Calvi
si oppose sempre con decisione. Il riapparire dei fascisti, dopo la proclamazione
della Repubblica sociale italiana, diminuì l’importanza, per gli occupanti, del
mantenimento di un comando italiano di una città aperta, simulacro di diritto
internazionale, di fatto, facciata ipocrita di una semplice occupazione militare.
L’incidente avvenuto il 10 settembre all’ospedale dell’aviazione germanica
tra soldati italiani e tedeschi in cui persero la vita sei paracadutisti germanici, la
conseguente rappresaglia che imponeva la consegna di seimila italiani e il
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netto rifiuto anteposto dal generale Calvi di Bergolo portò, il 23 settembre,
all’arresto degli stessi generali Calvi, Maraffa, Ugo Tabellini e altri ufficiali del
loro entourage, che si rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale.
Il Comando Roma città aperta (CAR), quale organo indipendente , ces-
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sava così di esistere. Rimane un aspetto da approfondire, il tentativo, raccontato
da Joe di Benigno , di organizzare con la partecipazione di tutte le forze di
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polizia della città aperta, soprattutto la PAI e delle truppe della Piave un insur-
rezione antitedesca che avrebbe spinto gli alleati ad intervenire.
Il progetto fallì per l’opposizione del generale Ugo Tabellini che, come
poi dimostrò alla commissione per l’esame del comportamento degli ufficiali
(21) Ivi, p. 33.
(22) Elio Lodolini, Dal governo Badoglio alla repubblica Italiana, Genova, Clu, 2011, pp. 118-122, “pur
essendo, quindi, del tutto indipendente sia dalle autorità del Nord che da quelle del sud, può
concludersi che l’operato del comandante della città aperta di Roma, nominato da un’autorità
riconducibile al governo regio (maresciallo Caviglia), si colleghi più a quello successivo alla
RSI che a quello del sedicente governo del sud”.
(23) Jo di Benigno, Occasioni mancate: Roma in un diario segreto 1943-1944, Roma, SEI, 1945, pp. 146-150.
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