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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Nelle periferie nelle borgate reparti SS e paracadutisti si erano dati al sac-
             cheggio e, spesso, “erano emulati da bande di delinquenti comuni italiani fuggiti
             dalle carceri”. I comandi germanici s’impadronirono inoltre degli autobus del-
             l’azienda municipalizzata di Roma (ATAG) e bloccarono spesso i mezzi carichi
             di derrate, sequestrando la merce. Il problema fu in parte risolto con la costitu-
             zione di pattuglie miste italo-tedesche che in qualche modo riuscivano a limitare
             gli eccessi degli occupanti. I mezzi dell’ATAG furono restituiti e con l’ausilio
             degli autocarri della Piave il servizio degli automezzi pubblici fu ripristinato.
                  Il  generale  Calvi  assicurò  poi  i  rappresentanti  del  Vaticano  (cardinal
             Maglione) di vigilare sulla sicurezza della città del Vaticano. Del resto Kesserling
             decise di prendere sotto protezione il papato con un posto fisso di vigilanza in
             piazza San Pietro al quale si aggiunse un distaccamento italiano del CAR.
                  Dopo  questi  primi  positivi  risultati,  i  comandi  germanici  rioccuparono
             alcune zone della città in violazione degli accordi armistiziali, ma soprattutto
             pretesero il reclutamento dei lavorati italiani per lo sforzo bellico. A Ciò Calvi
             si oppose sempre con decisione. Il riapparire dei fascisti, dopo la proclamazione
             della Repubblica sociale italiana, diminuì l’importanza, per gli occupanti, del
             mantenimento di un comando italiano di una città aperta, simulacro di diritto
             internazionale, di fatto, facciata ipocrita di una semplice occupazione militare.
                  L’incidente avvenuto il 10 settembre all’ospedale dell’aviazione germanica
             tra soldati italiani e tedeschi in cui persero la vita sei paracadutisti germanici, la
             conseguente  rappresaglia  che  imponeva  la  consegna  di  seimila  italiani  e  il
                                                                                  (21)
             netto rifiuto anteposto dal generale Calvi di Bergolo portò, il 23 settembre,
             all’arresto degli stessi generali Calvi, Maraffa, Ugo Tabellini e altri ufficiali del
             loro entourage, che si rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale.
                  Il Comando Roma città aperta (CAR), quale organo indipendente , ces-
                                                                                 (22)
             sava così di esistere. Rimane un aspetto da approfondire, il tentativo, raccontato
             da Joe di Benigno , di organizzare con la partecipazione di tutte le forze di
                              (23)
             polizia della città aperta, soprattutto la PAI e delle truppe della Piave un insur-
             rezione antitedesca che avrebbe spinto gli alleati ad intervenire.
                  Il progetto fallì per l’opposizione del generale Ugo Tabellini che, come
             poi dimostrò alla commissione per l’esame del comportamento degli ufficiali

             (21)  Ivi, p. 33.
             (22)  Elio Lodolini, Dal governo Badoglio alla repubblica Italiana, Genova, Clu, 2011, pp. 118-122, “pur
                  essendo, quindi, del tutto indipendente sia dalle autorità del Nord che da quelle del sud, può
                  concludersi che l’operato del comandante della città aperta di Roma, nominato da un’autorità
                  riconducibile al governo regio (maresciallo Caviglia), si colleghi più a quello successivo alla
                  RSI che a quello del sedicente governo del sud”.
             (23)  Jo di Benigno, Occasioni mancate: Roma in un diario segreto 1943-1944, Roma, SEI, 1945, pp. 146-150.

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