Page 133 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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IL COMANDO DELLA CITTÀ APERTA DI ROMA E L’OCCUPAZIONE TEDESCA



               armi e consegnare l’armamento pesante, automezzi e tutti i materiali, mentre le
               truppe germaniche avrebbero sgomberato la città, mantenendo dei presidi a
               difesa della loro ambasciata, della centrale telefonica e della sede dell’EIAR.


               2.  Il generale Calvi di Bergolo e Il Comando militare della “Città Aperta
                  di Roma” (CAR)
                    Iniziavano così i nove mesi dell’occupazione di Roma (10 settembre 1943
               - 4 giugno 1944), sicuramente il periodo più difficile per la capitale nella secon-
               da guerra mondiale . Il generale di divisione Carlo Calvi di Bergolo, già coman-
                                  (7)
               dante della Divisione Corazzata Centauro II e genero di Vittorio Emanuele III
               fu nominato comandante della “città aperta di Roma”. Nel suo incarico sarebbe
               stato affiancato da un rappresentante del Comando superiore Sud germanico,
               il generale Stahel . Il Comando della città aperta di Roma (CAR), come fu denomi-
                                (8)
               nato  il  nuovo  comando  italiano  della  capitale,  fu  organizzato  su  due  uffici:
               l’Ufficio affari civili, diretto dal tenente colonnello Montezemolo e l’Ufficio affari
               militari  e  collegamento  con  i  comandi  germanici,  assegnato  al  tenente  colonnello
               Giaccone, mentre, a disposizione del generale Calvi di Bergolo, furono posti tre
               battaglioni della Divisione Piave, senza artiglierie e armi pesanti ma con alcuni
               automezzi e autoblindo . Anche il Comandante della Polizia della città aperta, carica
                                      (9)
               assegnata al generale Riccardo Maraffa, già comandante generale della Polizia
               Africa italiana (PAI), con una notevole forza di agenti di PS, guardie PAI e
               finanzieri dipendevano, per l’impiego, dal generale Calvi .
                                                                      (10)
                    intorno  a  Roma  in  data  10  settembre  1943,  in  Archivio  dell’Ufficio  storico  dello  Stato
                    Maggiore dell’Esercito (d’ora in poi AUSSME), fondo N1-11 Diari storici 2ª guerra mondiale,
                    commissione  Palermo-Ago-Amantea,  b.  3000,  allegato  9,  “memoria  particolareggiata,  con  X
                    annessi” alla relazione della Div. Centauro. Il tenente colonnello Leandro Giaccone, capo di
                    stato  maggiore  della  Divisione  Centauro  firmò  l’armistizio  con  le  truppe  tedesche  (cfr.
                    Leonardo Giaccone, Ho firmato la resa di Roma: 10 settembre 1943, Milano, Cavallotti, 1973).
               (7)  Sul periodo dell’occupazione nazifascista di Roma, ricordiamo fra i tanti: Albert Katz, Roma
                    città aperta: settembre 1943-giugno 1944, Milano, il Saggiatore, 2003; Andrea Riccardi, L’inverno
                    più lungo 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma, Roma [ecc.] GLF editori Laterza, 2008;
                    Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944: itinerari, storie, imma-
                    gini, Milano, Il saggiatore, 2010; Gabriele Ranzato, La liberazione di Roma: Alleati resistenza,
                    Bari, Laterza, 2019. Sulle fonti archivistiche relative all’argomento il recente numero mono-
                    grafico:  «Res  pubblica»  1/2022,  Roma  1943-1944  archivi  di  un  laboratorio  politico  a  cura  di
                    Andrea Ciampani.
               (8)  Mario Montanari, Politica e strategia in cento anni di guerre, Vol. IV, La Guerra di liberazione, Roma,
                    Stato Maggiore Esercito-Ufficio storico, 2010, pp. 121-142.
               (9)  Relazione del generale Calvi di Bergolo “dall’armistizio dell’8 settembre 1943 al mio passag-
                    gio in Svizzera” in AUSSME, fondo M-4, Commissione d’inchiesta sulla mancata difesa di Roma,
                    fasc. 25, s.fasc. 1, pp. 1-22. Sull’azione del colonnello Montezemolo nel Comando città aperta
                    di Roma si veda, Sabrina Sgueglia della Marra, Montezemolo e il fronte clandestino, Roma, Ufficio
                    storico SME, 2008, pp. 45-46.

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