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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
1. Roma “Città Aperta” e l’armistizio dell’8 settembre 1943
Fin dall’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, la Segreteria di stato
vaticana aveva iniziato le trattative con i paesi belligeranti, per ottenere per
Roma lo status di “città aperta” al fine di risparmiare alla città eterna qualsiasi
atto bellico . A causa dei bombardamenti aerei anglo-americani che colpirono
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la capitale nell’estate del 1943, il 14 agosto, il Governo Badoglio dichiarava uni-
lateralmente la capitale “città aperta” e avviava un parziale trasferimento dei
comandi operativi di tutte le Forze Armate e la smilitarizzazione del nodo fer-
roviario di Roma-Termini, benché, su questo punto, i comandi germanici in
Italia manifestarono il loro parere contrario . Le trattative diplomatiche erano
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giunte a un punto morto ma l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, con
l’abbandono della capitale da parte del re e dei vertici politico-militari cambiava
completamente la situazione . La difesa di Roma, condotta, a dir poco, in
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modo irresponsabile dagli alti comandi italiani, ebbe il suo epilogo, il 9 settem-
bre, con l’inizio delle trattative per cessazione delle ostilità, concluse il 10, quan-
do ancora alcune unità italiane, appoggiate spontaneamente da parte della
popolazione, combattevano contro i tedeschi . Secondo il Torsiello, i combat-
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timenti condotti spontaneamente dalle unità italiane, nonostante la mancanza di
una direzione, servirono a tenere immobilizzate due divisioni tedesche nella
zona della capitale, impendo a Kesselring di trasferirle a tempo intorno a
Salerno, per contrastare lo sbarco anglo-americano .
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Per effetto delle clausole armistiziali che determinavano la resa definitiva
nella capitale , le truppe italiane non dovevano essere internate ma deporre le
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(1) Alberto Giovannetti, Roma città aperta, Ancora, Milano, 1962, pp. 8-10.
(2) Maddalena Carli, Da “bombing of Roma” a open city question. Alleati, incursioni aeree e status speciale
(1940-1944), in Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza, Roma Durante l’occu-
pazione nazifascista: percorsi di ricerca, Milano, Franco Angeli, 2009, pp. 60-79; U. Gentiloni
Silveri, Maddalena Carli, Bombardare Roma: gli alleati e la città aperta 1940-1944, Bologna, il
Mulino, 2007, pp. 10-37.
(3) Elena Aga Rossi, Una nazione allo sbando: l’armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze,
Bolognail Mulino, 2003², pp. 111-120. Si vedano anche recenti interessanti riflessioni Di
Labanca (cfr. N. Labanca, Fra 25 luglio e 8 settembre 1943. Note sulle forze armate-politica e paese,
pp. 185-205, in Associazione Nazionale combattenti della Guerra di liberazione inquadrati nei reparti
regolari delle Forze armate - Centro studi e ricerche storiche sulla guerra di liberazione, I perché dell’8 set-
tembre conflitto 1940-1943: la situazione che ha portato all’armistizio e alla guerra di liberazione, Roma,
Atti del congegno di studi, 16 e 17 novembre 2022, ANCFARGL 2023.
(4) Mario Torsiello, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma, SME-Ufficio
storico, 1975, pp. 79-141; Guido Ronconi, Sprungeinsatz Monterotondo 9-10 settembre 1943,
Monterotondo, Fondazione culturale Monterotondo, 2021. Nella difesa di Roma caddero
414 militari, tra ufficiali e truppe, compresi i CC.RR. e 156 civili (Mario Torsiello, Le operazioni
delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943 cit., p. 126).
(5) M. Torsiello, Le operazioni cit., p. 133.
(6) Copia dell’accordo tra il comandante superiore tedesco sud e il comandante delle truppe italiane
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