Page 143 - Rassegna 2023 Numero Speciale
P. 143
IL COMANDO DELLA CITTÀ APERTA DI ROMA E L’OCCUPAZIONE TEDESCA
dopo il 23 settembre 1943, continuò a funzionare sotto la Repubblica sociale,
alle dipendenze del Ministero della Difesa nazionale (poi delle Forze armate),
accorpando la carica di commissario ai dicasteri militari, poi capo dell’Ufficio
stralcio del Ministero della guerra, con quella dello stesso comandante della
città aperta, fino alla liberazione. Il comandante del CAR sembrava rappre-
sentare, in qualche modo, pur con la sua natura istituzionale ibrida, ciò che
rimaneva delle istituzioni laiche italiane, in una Roma dove le forze di occu-
pazione tedesche riconoscevano, almeno in parte, solo il Papa, quale rappre-
sentante della chiesa universale, come unica autorità degna di rispetto in
Italia. Dal gennaio 1944, fino alla liberazione, la carica fu tenuta dal generale
Domenico Chirieleison che fu sottoposto a discriminazione, processato e assol-
to dall’accusa di collaborazionismo. Egli, comunque, riuscì a ritagliarsi, in un
difficile e ambiguo equilibrio, una limitata autonomia dai comandi tedeschi .
(46)
Nel giugno 1944, contribuì, attraverso i rapporti con il Vaticano da una parte,
con la resistenza monarchica (generale Roberto Bencivenga) e con l’OSS (capi-
tano Tompinks) dall’altra, al pacifico trapasso di Roma dall’occupazione nazi-
(47)
fascista all’amministrazione alleata. Fu, presumibilmente, anche lui un rappre-
sentante di quel “attesismo romano”, che rasentava il collaborazionismo, sostenuto
dall’alta burocrazia ministeriale e dal Vaticano, che paventava un’insurrezione
popolare guidata dai comunisti. La mancata insurrezione, per ragioni profonda-
mente etiche, fu condannata da due protagonisti e poi storici del movimento
resistenziale Battaglia e Bocca , ma giustamente Ranzato , uscendo da
(48)
(49)
(50)
quella visione, ha recentemente dimostrato che in realtà era un’insurrezione
impossibile, il movimento gappista era stremato, la resistenza monarchica con
la cattura di Montezemolo era decapitata, mancavano le forze ma soprattutto
(51)
(46) Relazione su città aperta di Roma del generale Chirieleison in data 38 febbraio 1950, AUS-
SME, fondo I-1 RSI, b. 76, fasc. 2426; N1-11 Diari storici 2ª guerra mondiale, b. 2121, fasc. 2,
“Accertamenti: Lazio-Roma generale di divisione Chirieleison” e fasc. 3. “Testimonianze sul-
l’opera del Comando Roma città aperta (CAR). Documenti versati dal generale Chirieleison”. Si veda
anche Giulio Castelli, Storia segreta di Roma città aperta, Roma, Quattrocchi, 1959, appendice
II, verità postume del periodo 1943-1944 del generale Domenico Chirieleison, pp. 289-319.
(47) Peter Tompinkins, L’altra resistenza: la liberazione raccontata da un protagonista dietro le linee,
Milano, Rizzolo, 1995, pp. 162-163. Nel volume l’agente dell’OSS racconta che contattò i
generali Presti e Chirieleison, per conto del maresciallo Alexander, incaricandoli “di mante-
nere l’ordine pubblico, di impedire i sabotaggi e di incarcerare i disertori tedeschi e fascisti”.
(48) R. Battaglia, op. cit., pp. 233-235.
(49) Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana: settembre 1943 - maggio 1945, Milano, Mondadori,
1995, pp. 322-323, 339-340.
(50) G. Ranzato, La liberazione di Roma Alleati resistenza cit., pp. 563-579.
(51) Sabrina Sgueglia della Marra, Montezemolo e il fronte clandestino, Roma, SME, Ufficio storico,
2008, pp. 45-46; Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo: storia del capo della resistenza militare
nell’Italia occupata, Milano, Baldini & Castoldi, 2014.
139

